Francia 2020: la politica interna

Di Redazione Nizza24
28 Dec 2020

Politicamente, in Francia sono due gli eventi principali nel 2020: le elezioni municipali e il cambio di governo.

Ci illustra i fatti, analizzandoli nel dettaglio Giovanni Gugg, docente di antropologia urbana a Napoli e ricercatore a Parigi.

Il primo turno delle elezioni municipali si è tenuto il 15 marzo, con tante polemiche e preoccupazioni legate alla pandemia; poi il secondo turno si è tenuto molto tempo dopo, il 28 giugno, il cui risultato è particolarmente interessante, perché si è parlato di “onda verde”, dal momento che i candidati ecologisti hanno avuto una grande progressione, talvolta eleggendo sindaci di città importanti, come Lione e Marsiglia. In quest’ultimo caso, tuttavia, vanno segnalate le clamorose dimissioni della sindaca Michèle Rubirola che, sei mesi dopo il trionfo elettorale, per motivi personali il 15 dicembre ha lasciato la guida della città mediterranea al socialista Benoît Payan.
In generale, l’area politica legata al presidente ha tenuto, tuttavia Macron ha cambiato il primo ministro e tutto l’esecutivo, nominando il semisconosciuto (al grande pubblico) Jean Castex, mentre il predecessore Edouard Philippe (molto apprezzato dai francesi, secondo i sondaggi) è diventato sindaco di Le Havre.

Non è nulla di straordinario per la Francia, che generalmente effettua cambi di questo tipo dopo elezioni importanti o a metà mandato del presidente in carica.
L’operazione di Macron è stata interpretata come un (ulteriore) spostamento a destra, alla ricerca dell’unico elettorato verso cui può immaginare la sua campagna elettorale presidenziale del 2022. I partiti tradizionali, com’è noto, si sono disintegrati, sia i Républicains (centro-destra), sia i Socialistes (centro-sinistra). Se questo grande bacino elettorale è stato mosso nel 2017 per fermare l’ascesa di Marine Le Pen, cioè dell’estrema destra, oggi (e ancor più nelle proiezioni future) gli elettori progressisti hanno preso in notevole antipatia Macron, per cui il settore politico progressista sembra in corso di ricostruzione, anche se ancora timida e lenta. Macron, dunque, ha compiuto la scelta di coltivare soprattutto l’elettorato moderato, come dimostrerebbe la composizione del governo attuale.

Sempre sul piano politico interno, va ricordato il movimento sociale dei “Gilets Jaunes”, che tuttavia si è sgonfiato con il diffondersi della pandemia. Ciò ha fatto bene ai sondaggi di gradimento di Macron, che è risalito, arrivando secondo alcuni istituti di ricerca fino al 50% di consenso tra i francesi, lui che è stato eletto con percentuali molto basse, per ragioni legate al sistema del doppio turno, che permette di scegliere chi “punire” o, per meglio dire, chi “non eleggere” tra i due ultimi candidati ad una elezione.

Ma le tensioni sociali sono ricominciate ancora più virulente dopo l’estate, quando il ministro degli Interni Darmanin ha presentato la cosiddetta “Loi de Sécurité Globale”, elaborata come risposta al rischio terroristico. Il punto, però, è che l’articolo 24 di questa legge vieta di filmare gli agenti di polizia e di diffonderne le immagini perché questo, in passato, avrebbe causato minacce e violenze agli agenti. Ovviamente è un piano inclinato, perché, di fatto, è una limitazione della libertà di informazione che aprirebbe scenari autoritari impensabili in un Paese come la Francia e, proprio per questo particolarmente ostracizzati da larghissima parte della collettività.

Proprio durante le manifestazioni di protesta di fine novembre si sono avuti due casi di violenza poliziesca molto gravi e clamorosi:

⦁ Il 21 novembre il produttore musicale Michel Zecler è stato picchiato da 3 agenti di polizia che hanno forzato l’ingresso nel suo studio di registrazione. Successivamente, un quarto poliziotto ha lanciato un lacrimogeno attraverso la finestra per costringere il produttore e nove giovani artisti, che stavano registrando musica, a lasciare lo studio. A quel punto Michel Zecler è stato preso in custodia dalla polizia, ma poi, in seguito alla trasmissione delle immagini della videosorveglianza dello studio, l’indagine è stata chiusa e la Procura di Parigi ha aperto una nuova procedura per “violenza da parte dei responsabili dell’autorità pubblica” e “falsificazione in scrittura pubblica”.

⦁ Il 24 novembre, prima dell’alba, la polizia ha evacuato un accampamento di migranti a Parigi in maniera molto dura e violenta, con colpi di manganello e una vera e propria “caccia all’uomo”. Circa 500 persone, soprattutto afghani, sono state allontanate da place de République e l’opposizione di sinistra ha definito l’operazione di una «brutalità eccezionale».

In entrambi i casi sono stati proprio i filmati a denunciare la violenza praticata dalle forze dell’ordine; ma naturalmente vale anche nella direzione opposta: molti sono i filmati in cui dei manifestanti (alcuni sarebbero black-block) che spaccano vetrine, incendiano auto, lanciano molotov sugli agenti, oppure tirano sanpietrini e martelli, pestano di calci i poliziotti caduti e così via.

Il risultato è che la tensione sociale in Francia è a livelli estremamente alti e delicati. Un drammatico esempio è del 23 dicembre, quando tre poliziotti (Remi Dupuis, Arno Mavel, Cyrille Morel) sono stati uccisi mentre intervenivano nella notte a Saint-Just per sedare una lite coniugale.