Come ha detto stamattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Franco Battiato è stato un «artista colto e raffinato» che «con il suo inconfondibile stile musicale, frutto di intenso studio e febbrile sperimentazione, ha affascinato un vasto pubblico, anche al di là dei confini nazionali».
Anche in Francia, infatti, la morte di Battiato è una notizia riportata da tanti organi di stampa. “Le petit journal” definisce Battiato un «génie de la musique italienne», mentre “Libération” ricorda che il cantante siciliano era «populaire et avant-gardiste».
Intensamente, Franco Battiato è stato multiplo, un cantautore adorato da tutti in Italia per i suoi successi e un esploratore della musica sperimentale internazionale, ma anche un cineasta, un poeta, un pittore, un compositore d’opera. Soprattutto, Franco Battiato è stato plurale perché ha fatto viaggiare milioni di persone: le sue canzoni evocano luoghi e popoli di tutto il pianeta e non di rado contengono versi in altri idiomi: dall’italiano al siciliano, naturalmente, ma anche dall’inglese al francese, dall’arabo al latino e così via. Una sintesi magnifica di questa prospettiva “meticcia” è uno dei suoi brani più noti in assoluto: “Up patriots to arms”, dove il titolo è in inglese, le strofe sono in italiano e il refrain ha una celebre esclamazione in francese: «Up patriots to arms, engagez-vous! La musica contemporanea, mi butta giù».
Quell’engagez-vous è una firma inconfondibile e, soprattutto, riconoscibile da tutti, al di là che si conosca la sua intera discografia: Franco Battiato ci ha portato in mondi lontanissimi, invitandoci a incrociare gli sguardi e a compiere un salto filosofico, spirituale, antropologico. Nel suo primo disco di cover, “Fleurs” del 1999, Battiato dedica ampio spazio alla canzone francese, reinterpretando alcune perle come “J’entends siffler le train” di Richard Anthony e Hedy West, “Ed io tra di voi” di Charles Aznavour, “La canzone dei vecchi amanti” (La chanson des vieux amants) di Jacques Brel, “Che cosa resta” (Que reste-t-il de nos amours?), di Charles Trenet, “Invito al viaggio”, su un testo di Charles Baudelaire.
Nel secondo volume, “Fleurs 3”, del 2002, inserisce “Col tempo sai”, del grande Léo Ferré, indimenticato cantautore monegasco.
Infine, in “Fleurs 2”, del 2008, ha nuovamente molta attenzione alla canzone francese, incidendo “E più ti amo” di Alain Barrière, “Et maintenant” di Gilbert Bécaud, “Il venait d’avoir 18 ans” dell’immensa Dalida.
Vogliamo ricordarlo e omaggiarlo proprio con quest’ultimo brano:
[…] Il venait d’avoir dix-huit ans / il etait beau comme un enfant / fort comme homme / aurait voulu le retenir / pourtant elle le laisse partir / sans faire un geste […]
Addio Maestro Battiato, et merci pour votre poèsie.
