Mirò Matisse

Mirò Matisse – Au delà des Images, l’esposizione al Musée Matisse di Nizza

Di Antonella Fava
23 Sep 2024

Fino al 29 settembre è possibile visitare l’esposizione Mirò Matisse – Au delà des Images, a cura di Rémi Labrusse presentata al Musée Matisse di Nizza in collaborazione con la Fundaciò Joan Mirò di Barcellona.
A prima vista l’idea di fare un parallelo tra i due artisti può sorprendere. Essi e infatti non solo appartengono a differenti generazioni, ma sono generalmente associati a due movimenti artistici molto diversi: il Fauvismo per Henri Matisse e il Surrealismo per Joan Mirò.
In realtà la mostra mette a confronto quelle che alla fine si rivelano essere le due facce della stessa medaglia, ritracciando tutti i punti di contatto nelle opere e nella vita dei due artisti.

Mirò Matisse

L’ammirazione reciproca e l’influenza artistica

L’esposizione rivela una complessa rete di interconnessioni tra le loro vite e le loro visioni artistiche. Mirò, noto per opere caotiche, ricche di simbolismo e figure bizzarre, si distingue per l’uso di cromatismi forti e per la creazione di mondi mitici. Matisse, invece, con la sua predilezione per l’armonia dei colori e la purezza delle forme, si concentra su un’estetica che rifugge dalla narrazione, per concentrarsi sull’equilibrio visivo e la bellezza decorativa.
Nonostante queste apparenti differenze, i due artisti condividevano una profonda ammirazione reciproca. Mirò scopre Matisse nel 1917 a Barcellona e rimane affascinato dal suo lavoro, sentendo un’affinità nella loro comune riflessione sulla crisi della rappresentazione.
La loro amicizia, che si consolidò negli anni Trenta, fu alimentata dalla curiosità reciproca, tanto che Matisse stesso si lasciò influenzare dalla forza e dall’energia caotica delle opere di Mirò, riconoscendovi una nuova linfa vitale per la propria produzione.
L’esposizione si apre con due autoritratti a confronto. Uno stesso sguardo inquieto e concentrato avvicina i due pittori, che hanno in comune un rapporto con il reale che esclude sia la semplice imitazione delle apparenze che l’astrazione.
La fiducia accordata alla forza delle cose, spiega anche le affinità tra due nature morte fatte sul passaggio tra gli anni 1910 e 1920 che sono però state realizzate senza che gli artisti si conoscessero.

Un’amicizia discreta, ma profonda

L’incontro tra Mirò e Matisse non avvenne solo sul piano estetico, ma anche su quello umano. I due pittori, pur mantenendo una certa distanza personale, svilupparono una solida amicizia grazie al figlio di Matisse, Pierre, che divenne il mercante d’arte ufficiale di Mirò negli Stati Uniti. Questo rapporto, seppur riservato, permise a entrambi di conoscere in profondità le opere dell’altro, rafforzando la stima reciproca. Mirò fu vicino alla famiglia Matisse, mantenendo legami anche con la figlia Marguerite e il genero Georges Duthuit, critico d’arte. Questa rete di relazioni consolidò una condivisione di idee artistiche, tanto che i due si definirono con parole lusinghiere: “Un pittore molto grande” disse Mirò di Matisse, mentre Matisse considerava Mirò “un vero pittore”. Tale ammirazione fu il cuore pulsante del loro legame, che durò fino alla morte di Matisse nel 1954.

Nord e Sud: attrazioni reciproche

Le influenze culturali reciproche tra nord e sud Europa giocarono un ruolo cruciale nella formazione e nello sviluppo delle loro carriere. Mentre Mirò, catalano, era attratto dall’arte francese, Matisse trovava ispirazione nella luce e nella semplicità del sud, specialmente nella regione della Catalogna francese, a Collioure: fu proprio lì che sviluppò il Fauvismo. Mirò, da parte sua, era cresciuto nella regione rurale di Mont-roig, a pochi chilometri da Barcellona, una terra che condivideva con Collioure la stessa atmosfera mediterranea. Questa comunanza di ambienti influenzò entrambi, creando un legame invisibile tra le loro estetiche. L’energia del Fauvismo di Matisse fu una fonte di ispirazione per Mirò, che cercava di infondere nelle proprie opere una brutalità ancora maggiore rispetto al maestro francese, come dichiarò lui stesso nel 1941. Lontano dall’imitazione, Mirò intensificò la materialità delle sue opere, derivandone una potenza organica che si contrapponeva agli orrori della storia.

Il ruolo di Mirò nella rinascita di Matisse

L’influenza di Mirò su Matisse divenne particolarmente evidente negli anni Trenta, quando Matisse, in una fase di crisi creativa, guardò alle opere di Mirò per trovare una via di uscita. Durante questo periodo, Matisse smise temporaneamente di dipingere per dedicarsi a grandi progetti decorativi, come La Danse per la Fondazione Barnes, ma sentiva il bisogno di rinnovare profondamente la sua arte. Le opere di Mirò, con la loro violenza e il loro caos apparente, fornirono a Matisse l’ispirazione per un nuovo inizio. Anche se Matisse non aderì al radicale “assassinio della pittura” propugnato da Mirò, trovò in esso un’energia vitale che lo spinse a reinventare il proprio linguaggio pittorico, recuperando una rinnovata forza coloristica che lo avrebbe accompagnato fino alla fine della sua carriera.

Mirò Matisse

Oltre la pittura: il libro come spazio creativo

Il dialogo tra i due artisti non si fermò solo alla pittura, ma si estese anche ad altre forme d’arte, come la decorazione di libri. Matisse, che preferiva parlare di libri “decorati” piuttosto che illustrati, cercava di creare un’armonia tra testo e immagine, come nel caso delle Poesie di Mallarmé o di Jazz, il suo lavoro più noto in questo campo. Anche Mirò si dedicò con passione all’illustrazione di libri, collaborando con poeti amici come Paul Éluard. Alla fine degli anni Quaranta, questa pratica divenne centrale nella sua produzione, e i colori vibranti e gli arabeschi che intrecciava nei suoi libri sembravano rendere omaggio all’opera di Matisse. Dopo la morte di Matisse, Mirò continuò a esplorare queste suggestioni, creando opere che celebravano la vivacità cromatica e la libertà grafica che tanto aveva ammirato nel maestro francese.

Mirò Matisse

L’arte come gesto spontaneo e lo spazio oltre l’immagine

Entrambi condivisero una pratica del disegno che si affidava alla spontaneità, lasciando che la mano guidasse l’opera, indipendentemente dalla volontà cosciente.
Per Matisse, il gesto libero era il mezzo per esprimere i moti della sua vita interiore, mentre per Mirò questo approccio rifletteva il suo desiderio di rompere con la tradizione per raggiungere una nuova autenticità creativa. Entrambi cercavano di superare la rappresentazione esteriore, trasfigurando la figura umana fino a renderla quasi mostruosa per catturare l’intensità dei rapporti umani.
Anche la loro concezione dello spazio li univa: Matisse voleva creare “uno spazio possibile per lo spirito”, un luogo vuoto ma carico di potenziale emotivo. Mirò, con la sua esplosiva energia cromatica, cercava di creare uno spazio vivo e pulsante che sfidasse i limiti della tela. In entrambi i casi, le loro opere si configuravano come un dialogo tra vuoti e pieni, capaci di immergere lo spettatore in una nuova esperienza artistica.
Le creazioni monumentali di Mirò e la cappella di Matisse a Vence sono esempi di come i due artisti abbiano trasformato lo spazio fisico, dando vita a opere che andavano al di là della semplice immagine per condurre lo spettatore verso una dimensione ulteriore e cosmica.