Marsiglia, Trofeo per Marine Le Pen ? – Parigi in bilico tra destra e sinistra – QatarEnergy ferma il gas verso l’Italia – Meteo Parigi e Milano

Di Redazione Francia24
20 Mar 2026

Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per venerdì 20 marzo 2026, su Francia24.com, in podcasting, tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza Marco Hugo Barsotti, da Parigi Rachel Costa.

 

Elezioni municipali 2026  – riassunto del dibattito tra il sindaco uscente Benoît Payan e il candidato del RN Franck Allisio

Il sindaco uscente di Marsiglia, capo della coalizione di sinistra esclusa LFI, ha affrontato domenica il rappresentante del Rassemblement National nella trasmissione “L’Événement” su France 2, in vista del secondo turno delle elezioni municipali.

– Payan vs. Allisio – Durante il confronto, Payan ha avvertito che, se la città dovesse cadere nelle mani del RN, diventerà “un trofeo per Marine Le Pen”. Allisio ha risposto, accusando il sindaco di aver stretto “accordi poco trasparenti” con l’estrema sinistra e di aver lasciato la città in uno stato di caos, a cui Payan ha contraddetto, negando ogni patto con LFI e affermando che “hanno deciso di ritirarsi consapevolmente”.

– Intervento di Martine Vassal (LR) – La candidata centro‑destra, terza al primo turno con il 12,41 % dei voti, non ha partecipato al dibattito ma è stata intervistata successivamente. Ha difeso la sua decisione di restare in corsa, ricordando le oltre 35 000 firme raccolte al primo turno, e ha criticato il fatto che gli altri candidati volessero limitare il confronto a due.

– Risultati del primo turno – Payan è in testa con il 36,7 % dei voti, seguito da vicino da Allisio (35,02 %). Vassal ha ottenuto il 12,41 % ed è sostenuta da Renaissance e Horizons. Il deputato LFI Sébastien Delogu, con l’11,94 %, ha deciso di ritirarsi, temendo una vittoria della destra estrema.

Il dibattito si è concluso con appelli dei due contendenti: Payan ha invitato i marsigliese a votare, sottolineando l’importanza storica della scelta, mentre Allisio ha chiesto il sostegno per “un Marsiglia in ordine”.

Questo articolo ricapitola i punti salienti del dibattito televisivo che ha caratterizzato la fase intermedia della corsa elettorale a Marsiglia.

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“Ci si deciderà in poche migliaia di voti”: a Parigi, un secondo turno molto incerto tra i due favoriti, Emmanuel Grégoire e Rachida Dati

Il candidato socialista Emmanuel Grégoire è arrivato nettamente in testa al primo turno delle elezioni comunali di Parigi con il 37,98 % dei voti, ma non ha ottenuto alcuna alleanza. La sua lista, infatti, ha rifiutato l’offerta di fusione avanzata dalla candidata della Francia Insoumise, Sophia Chikirou (11,72 %). Grégoire ha così dovuto affrontare il secondo turno senza alcun supporto aggiuntivo, contando esclusivamente sulla mobilitazione dei propri elettori.

Dall’altra parte, la ex ministra della Cultura Rachida Dati, che si è piazzata secondo al primo turno con il 25,46 % dei voti, ha beneficiato di due importanti variazioni di scenario. Primo, la sua lista si è fusa con quella di Pierre‑Yves Bournazel (Horizons), terzo classificato al primo turno con l’11,34 %; secondo, la candidata dell’estrema destra Sarah Knafo (10,4 %) si è ritirata, liberando il proprio elettorato. Grazie a questi accordi, Dati ha ridotto il margine di distanza con Grégoire a circa 12,5 punti.

Il campione di ritorno di Bournazel ha annunciato la sua non partecipazione alla lista unita, sostenendo che “il percorso personale” ha prevalso, ma i suoi sostenitori, così come quelli di Knafo, rimangono fattori decisivi per l’esito del voto. Gli esperti di Ipsos sottolineano che, affinché Dati possa vincere, meno del 25 % degli elettori LFI dovrebbe spostarsi verso Grégoire e meno del 20 % degli elettori di Bournazel dovrebbe farlo, in quanto non tutti sono di destra.

Le indagini d’opinione condotte prima del primo turno (ad esempio l’Elabe per La Tribune) suggerivano una vittoria di Dati (47 % contro 40 % per Grégoire, 13 % per Chikirou), ma queste previsioni sono state ritenute preliminari. Nessun sondaggio di “ballottaggio” è stato pubblicato dopo la formazione delle alleanze, lasciando gli osservatori politici in una posizione di incertezza.

Nel frattempo, Grégoire ha lanciato una campagna incentrata sull’allarme di una possibile alleanza tacita tra Dati e la destra estrema, evidenziando il rischio di un “colpo di stato democratico”. Dati ha risposto respingendo ogni collaborazione con Knafo, facendo leva sul desiderio di “alternanza” tra gli elettori parigini.

Il futuro di Parigi dipenderà, quindi, dalla capacità di entrambe le campane di mobilitare gli elettori dei candidati ritirati, dalla partecipazione dei rivali di centro‑destra e dalla risposta degli elettori della sinistra insoumise. Come afferma Sylvain Maillard, deputato Renaissance e numero due della lista Dati, “il risultato si deciderà in poche migliaia di voti”.

Il contesto di queste elezioni è cruciale per la politica nazionale, poiché un eventuale cambiamento di governo a Parigi potrebbe influenzare le dinamiche dei prossimi scrutini a livello nazionale.

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rachel


Buongiorno, da Parigi sono Rachel Costa. Vi leggo ora il mio editoriale.

Editoriale di Rachel – Trofei, tambouille e il voto che sfugge di mano

Eccoci di nuovo immersi nel teatro delle elezioni municipali, dove ogni candidato sembra giocare a scacchi con pezzi che non sempre obbediscono alle regole. A Marsiglia, Benoît Payan e Franck Allisio si contendono il municipio con un distacco da cardiopalma: 36,7% contro 35%, un soffio che potrebbe spostare l’intera città da una parte all’altra. Payan avverte: se vince il RN, Marsiglia diventerà il trofeo scintillante di Marine Le Pen. Allisio ribatte accusando accordi opachi con l’estrema sinistra, mentre Payan nega e parla di ritiro volontario della LFI. Intanto Martine Vassal, con il suo dignitoso 12%, decide di restare in gara, rifiutando di farsi da parte per non lasciare il campo libero al duello.

A Parigi la trama si complica ulteriormente. Emmanuel Grégoire parte avanti con quasi il 38%, ma senza alleanze: rifiuta la mano tesa di Sophia Chikirou (LFI) e si ritrova solo contro Rachida Dati, che invece incassa la fusione con Bournazel e il ritiro strategico di Knafo. Il margine si assottiglia, gli elettori fluttuanti diventano re, e tutti scommettono su poche migliaia di voti per decidere il destino della capitale.

In entrambi i casi, il copione è lo stesso: accuse di patti segreti, rifiuti ostentati di alleanze “impure”, appelli al voto utile o al “cambiamento storico”. Eppure, sotto la superficie, emerge una domanda semplice e spietata: quando la politica diventa un gioco di trofei e di “barrage”, chi resta davvero a rappresentare i cittadini? I numeri strettissimi raccontano di una Francia divisa in spicchi minuscoli, dove un astensionista in più o un trasferito di ultima ora può ribaltare tutto. E mentre i candidati si affannano a dipingere l’avversario come il diavolo (o il trofeo del diavolo), forse il vero vincitore silenzioso è il sospetto: che alla fine, qualunque sia il nome sul municipio, la città continuerà a navigare nel suo caos consueto, con o senza “ordine” proclamato.

Forse è tempo di smettere di contare trofei e iniziare a contare i passi concreti. Perché se il futuro si decide in poche migliaia di voti, significa che nessuno ha davvero convinto la maggioranza. E in quel vuoto, la democrazia respira a fatica.

koan rachel

Kohan del giorno

Un cittadino chiese a Zenzhou: “Il trofeo si conquista afferrandolo o lasciandolo cadere?”

Zenzhou rispose: “Afferralo e la mano diventa trofeo. Lascialo cadere e il trofeo afferra te.”

Il cittadino gridò: “Ma allora la città chi la vince?”

Zenzhou disse: “La città vince chi non sa di averla persa. Il voto è già dentro il l’urna dove non è stato dato.”

Ma torniamo alle notizie.

 


QatarEnergy prevede di invocare la forza maggiore dopo l’attacco iraniano: l’azienda potrebbe non onorare i contratti di gas con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina

Le recenti incursioni aeree dell’Iran contro le strutture gassiere di Ras Laffan, nel Qatar, hanno messo fuori servizio circa il 17 % della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) dell’emirato. secondo Saad al‑Kaabi, amministratore delegato di QatarEnergy, comunicato a Reuters il 19 marzo. L’attacco ha colpito il più grande impianto di produzione di GNL al mondo, lasciando inutilizzabili 17 % delle capacità di esportazione.

Al‑Kaabi ha dichiarato che le riparazioni potrebbero richiedere tra i 3 e i 5 anni, con una riduzione della produzione annua di quasi 13 milioni di tonnellate di GNL e una perdita di ricavi stimata intorno ai 20 miliardi di dollari. In tale scenario, QatarEnergy sarebbe costretta a dichiarare un caso di forza maggiore, compromettendo la capacità di onorare diversi contratti a lungo termine stipulati con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Un simile provvedimento era già stato adottato a inizio marzo, in seguito a un precedente attacco che aveva interrotto la produzione.

Questa riduzione della fornitura mondiale di GNL minaccia di mantenere i prezzi a livelli elevati, proprio quando i paesi europei stanno iniziando a ricostituire le riserve di gas per l’inverno. Il Qatar è il secondo esportatore mondiale di GNL, dopo gli Stati Uniti, e la contrazione della sua produzione avrà ripercussioni sul mercato globale, già sotto pressione a causa della guerra in corso e della crescente competitività delle richieste asiatiche.

Al‑Kaabi ha avvertito che anche la produzione di altri prodotti strategici – elio, naphta e zolfo – potrebbe subire gravi danni, aggravando ulteriormente la situazione dei mercati energetici.

Nel frattempo, il conflitto in Medio Oriente è peggiorato: l’Iran ha colpito obiettivi del Golfo in risposta a attacchi contro le infrastrutture legate al campo gasifero South Pars/North Dome, il più grande al mondo, condiviso con il Qatar. Doha ha condannato le azioni, definendole pericolose e irresponsabili, e ha invitato a una de‑escalation.

Questo articolo è una sintesi delle dichiarazioni di QatarEnergy riportate da Reuters e di altre fonti di informazione disponibili al pubblico.

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QatarEnergy prevede di dichiarare un caso di forza maggiore dopo l’attacco dell’Iran: l’azienda potrebbe non rispettare i contratti di gas con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina

Una riduzione permanente della capacità di produzione di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar rischia di mantenere i prezzi a livelli elevati, proprio mentre l’Europa si prepara a ricostituire le proprie scorte per l’inverno imminente.

Mercoledì l’Iran ha colpito con attacchi le strutture gassiere di Ras Laffan, il più grande impianto di produzione di GNL al mondo, situato in Qatar. Secondo Saad al‑Kaabi, amministratore delegato di QatarEnergy, le incursioni hanno messo fuori uso circa il 17 % della capacità di esportazione di GNL dell’emirato. “Mai, nemmeno nei miei sogni più folli, avrei immaginato che il Qatar – e la regione – potessero essere bersaglio di un simile attacco, soprattutto da parte di un paese musulmano fratello, durante il Ramadan”, ha commentato al convegno Reuters.

Al‑Kaabi stima che le riparazioni potrebbero richiedere tra i tre e i cinque anni, riducendo la produzione annua di quasi 13 milioni di tonnellate di GNL e privando l’azienda statale di circa 20 miliardi di dollari di ricavi. Inoltre, ha avvertito che QatarEnergy potrebbe dover dichiarare un caso di forza maggiore, impossibilitata a onorare parte dei contratti a lungo termine stipulati con Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Doha aveva già attivato tale clausola all’inizio di marzo a seguito di un precedente attacco.

Possibili aumenti dei prezzi in Europa

Il Qatar è il secondo più grande esportatore mondiale di GNL, dopo gli Stati Uniti. La riduzione della capacità di Ras Laffan minaccia di ridurre l’offerta globale di GNL nei prossimi mesi, con conseguente pressione sui prezzi proprio quando i paesi europei, nella primavera, iniziano a riempire le riserve di gas. La concorrenza per il GNL è già aumentata dall’inizio del conflitto ucraino‑russso, con molti acquirenti che hanno deviato le forniture verso mercati asiatici più dipendenti da questa fonte per la generazione di elettricità.

Al‑Kaabi ha inoltre segnalato che altre produzioni cruciali del Qatar – elio, naphta e zolfo – potrebbero subire seri rischi a causa della ridotta attività delle strutture.

Escalation del conflitto

Gli attacchi iraniani sono una risposta alle operazioni contro impianti che riforniscono il gigantesco giacimento di gas South Pars/North Dome, condiviso con il Qatar. Il ministro degli Esteri del Qatar ha condannato le azioni, definendole “pericolose e irresponsabili” nell’attuale contesto di tensione militare nella regione.

Contesto: le tensioni geopolitiche nel Golfo stanno minacciando le forniture globali di GNL, con potenziali ripercussioni sui prezzi energetici europei.

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Rassegna Stampa francese

Benvenuti alla Rassegna Stampa Francese, da Parigi sono Rachel Costa.

France24: venerdì 20 marzo 2026

FranceInfo – Netanyahu afferma che Israele ha agito da solo nell’attacco al giacimento di gas iraniano – In una conferenza stampa a Gerusalemme, il premier israeliano ha sostenuto che l’operazione è stata pianificata e condotta esclusivamente dalle forze israeliane, respingendo ogni accusa di coinvolgimento statunitense. Ha inoltre chiesto al presidente degli Stati Uniti di astenersi da ulteriori azioni militari nella regione, mentre gli alleati occidentali osservano con apprensione l’escalation.

FranceInfo – I consumatori francesi aumentano gli acquisti di precauzione per il rincaro del petrolio – Di fronte al rialzo dei prezzi dell’energia, molti cittadini hanno fatto scorte di prodotti di base, come cibo in scatola e generatore di energia domestico. Gli esperti di economia prevedono che questa tendenza possa durare finché le tensioni in Medio Oriente continueranno a influenzare i mercati petroliferi.

BFM Business – “È necessario denaro per uccidere i cattivi”: il Pentagono richiede 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra in Iran – Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha presentato una richiesta di bilancio straordinario per sostenere le operazioni militari, infrastrutture logistiche e assistenza umanitaria in vista di una potenziale escalation del conflitto. I critici avvertono di un rischio di iperinflazione e di un onere fiscale insostenibile per i contribuenti americani.

Sembra quasi che il Pentagone abbia scoperto il nuovo sport nazionale: “Chi ha più soldi per sparare più a lungo?”. Mentre i politici si dibattono per l’ennesima autorizzazione di spesa, il popolo resta a contare le bollette. Forse la prossima volta il governo dovrebbe chiedere un “sconto di guerra” per le famiglie, così almeno tutti spartirebbero il prezzo della paura.

BFM Business – Il nuovo portaavions francese battezza “France Libre” – Il presidente Emmanuel Macron ha presentato il nome ufficiale della prossima unità navale destinata a sostituire il Charles de Gaulle entro il 2038. La nave, più grande della classe attuale, dovrebbe rafforzare la presenza francese nel Mediterraneo e nelle acque atlantiche, segnando un passo decisivo nella politica di difesa nazionale.

FranceInfo – Il CAC 40 scende di oltre il 2 % a causa dell’escalation del conflitto in Iran – Gli indici di Borsa di Parigi hanno subito una forte flessione dopo le notizie di un nuovo attacco a infrastrutture energetiche iraniane. I settori più colpiti sono stati quello energetico e quello dei trasporti, con gli investitori che temono un prolungamento delle sanzioni internazionali.

BFM Business – Il prezzo del superetanolo E85 sale di appena il 3,4 % – Nonostante l’impennata dei prezzi della benzina, il carburante a base di etanolo ha mostrato una crescita contenuta, grazie a incentivi fiscali e a una domanda stabile da parte dei veicoli più efficienti. Gli esperti suggeriscono che il superetanolo potrebbe diventare una scelta più diffusa se le politiche green fossero ampliate.

FranceInfo – Il deficit della Sicurezza Sociale tocca i 21,6 miliardi di euro nel 2025 – I conti pubblici hanno mostrato un aumento significativo del disavanzo del sistema previdenziale, aggravato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita della spesa sanitaria. Il governo sta valutando nuove misure di contenimento per ridurre il gap di bilancio entro il 2028.

BFM Business – Accor crolla del 7 % in Borsa dopo le accuse di traffico di esseri umani – Il gigante alberghiero è stato oggetto di un rapporto da parte di un venditore a scoperto, che accusa la società di aver coperto attività illecite. Il titolo ha subito una perdita brusca, con gli analisti che chiedono una revisione della governance aziendale.

FranceInfo – Il Parlamento europeo discute una proposta di legge per i sindaci che selezionano i residenti – La normativa in fase di esame prevede che le autorità municipali possano impostare criteri di ammissione per l’accesso a servizi locali, suscitando proteste da parte di gruppi per i diritti civili. I dibattiti si concentrano sul rischio di discriminazione e sull’efficacia amministrativa.

BFM Business – QatarEnergy considera il caso di forza maggiore dopo l’attacco iraniano al giacimento – La compagnia energetica del Qatar ha segnalato possibili interruzioni contrattuali a causa dei danni subiti da un impianto di gas liquefatto. L’azienda valuta un’azione legale per tutelare le proprie forniture verso l’Europa e l’Asia.

FranceInfo – Il governo riflette su nuove misure per contenere gli indennizzi di malattia – Con oltre 11 miliardi di euro spesi per le indennità giornaliere, i ministri stanno considerando una riforma dei criteri di erogazione, mirata a ridurre le frodi e a incentivare la ripresa lavorativa dei dipendenti malati.

BFM Business – Shein non verrà sospeso: la corte d’appello di Parigi respinge le richieste dello Stato – Il popolare marketplace cinese ha vinto una battuta legale contro le autorità francesi, che avevano cercato di bloccarne le attività per presunte violazioni dei diritti dei lavoratori. L’esito rafforza la posizione di Shein nell’Unione Europea.

FranceInfo – Il decreto sui fondi di emergenza sanitaria guadagna ampia approvazione – Le autorità hanno aumentato il budget per l’acquisto di vaccini e dispositivi medici, con l’obiettivo di fronteggiare future crisi pandemiche. Il finanziamento provvisorio prevede un rialzo del 20 % rispetto all’anno precedente.

BFM Business – L’AIE sblocca 400 milioni di barili di petrolio per mitigare la crisi dei prezzi – L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha annunciato il rilascio di scorte strategiche di prodotti raffinati per stabilizzare i mercati globali. L’iniziativa, sostenuta da più paesi, mira a contenere l’inflazione energetica nel prossimo trimestre.

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 Meteo

Benvenuti all’appuntamento con il Meteo, sono Rachel Costa

Ecco il rapido bollettino per oggi, venerdì 20 marzo 2026, giorno dell’equinozio di primavera.

A Parigi: cielo parzialmente nuvoloso con schiarite ampie nel corso della giornata. Temperature miti per il periodo: minima intorno ai 6-8°C al mattino, massima che sale fino a 15-18°C nel pomeriggio. Venti leggeri da nord-est, umidità moderata e zero precipitazioni significative. Una giornata piacevole per passeggiare lungo la Senna, ma portate una giacca leggera per la sera!

A Milano: prevalenza di cieli sereni o poco nuvolosi, con qualche velatura innocua. Temperature in rialzo: minima sui 6-8°C nelle prime ore, massima pomeridiana intorno ai 16-18°C, anche punte di 18-19°C nelle zone più soleggiate. Venti deboli, aria asciutta e ottima visibilità. Primavera in arrivo con un bel sole primaverile – approfittatene per una passeggiata in centro o al Parco Sempione!

Editoriale di Rachel – Equinozio mite e i soliti profeti del clima apocalittico

Oggi 20 marzo 2026, equinozio di primavera, e il meteo ci regala due città quasi gemelle: Parigi con le sue schiarite pigre e i 15-18°C da giacca leggera serale, Milano con il sole che spinge fino a 18-19°C e invita a uscire in maniche corte. Una giornata gradevole, primaverile senza eccessi, esattamente quello che ci si aspetta da un 20 marzo al Nord Europa e in Pianura Padana. Eppure, immagino già i titoloni dei giornaloni pronti a partire: “Ondata di calore anomalo!”, “Primavera arrivata per colpa del riscaldamento globale!”, “Equinozio bollente: è ufficiale, stiamo morendo di caldo!”. Stessa solfa di ogni anno: tre gradi sopra la media trentennale e scatta l’allarme rosso, come se la primavera non avesse mai osato essere mite prima del 1990.

Basta con questa liturgia del catastrofismo a orologeria. Il clima varia, oscilla, ha sempre oscillato; l’equinozio non è un certificato di temperatura fissa emesso dall’ONU. Parigi tiene il cappotto, Milano lo sfila: è meteorologia, non teologia del collasso. Se proprio vogliamo indignarci, indigniamoci contro chi trasforma ogni giornata piacevole in ennesima prova dell’Apocalisse imminente. Il sole di oggi non è un’accusa: è solo il sole. Godiamocelo, senza bisogno di trasformare un’innocua primavera in colpevole climatico.


Chiusura.

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