Fiamme a Saint-Tropez: Superyacht da 80mila Euro a Settimana Distrutto
Incendio misterioso per una lussuosa imbarcazione da 41 metri, ormeggiata nel celebre porto della Costa Azzurra. Avviata un’imponente operazione antinquinamento mentre l’imbarcazione, costruita nel 1986 e recentemente ristrutturata, è stata completamente consumata dalle fiamme.
Un superyacht da 41 metri, il cui noleggio in alta stagione poteva raggiungere gli 80.000 euro a settimana (escluse spese), è stato completamente distrutto da un incendio giovedì sera nel porto di Saint-Tropez, sulla Costa Azzurra. L’incendio, di “origine sconosciuta” secondo i vigili del fuoco del Var, è divampato alle 19:45 a bordo dell’imbarcazione, subito dopo il suo ormeggio nel vecchio porto di questa rinomata località, meta prediletta della jet-set internazionale.
Venerdì mattina, un’operazione di depolluzione che ha coinvolto una trentina di vigili del fuoco era ancora in corso nel porto. L’imbarcazione, costruita nel 1986 e ristrutturata nel 2024, è andata quasi interamente perduta, sollevando interrogativi sulle cause di un rogo così devastante in una delle aree più esclusive del Mediterraneo.
Guerra dei Dazi: Trump Minaccia il Mondo con dazi al 30%
Un’escalation protezionistica scuote i mercati globali. Bruxelles e Città del Messico pronte alla contromossa, mentre economisti e leader europei denunciano una “follia tariffaria” che rischia di infiammare le catene di approvvigionamento globali.
Donald Trump non perde tempo e, tornato alla Casa Bianca, ha subito ripreso la sua crociata sui dazi. Il Presidente statunitense ha annunciato l’intenzione di imporre a partire dal 1° agosto nuove pesantissime surtasse del 30% su una vasta gamma di prodotti provenienti dall’Unione Europea e dal Messico, due tra i maggiori partner commerciali degli Stati Uniti. L’azione, parte di una campagna tariffaria sempre più caotica iniziata a gennaio, ha già scatenato reazioni furiose.
In una lettera inviata a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, e poi pubblicata su Truth Social, Trump ha dichiarato che, nonostante la disponibilità a continuare il dialogo, gli Stati Uniti intendono procedere per ottenere un “COMMERCIO più equilibrato e giusto”. L’UE, da parte sua, si è detta pronta a “fare tutti i passi necessari per salvaguardare gli interessi europei, inclusa l’adozione di contromisure proporzionate, se necessario”, ha avvertito von der Leyen, sottolineando come un dazio del 30% colpirebbe duramente aziende e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico. Anche il Presidente francese Emmanuel Macron, su X, ha chiesto alla Commissione di “difendere risolutamente gli interessi europei”, accelerando la preparazione di “contromisure credibili”.
Il Messico, storicamente esentato da molti dazi grazie all’accordo USMCA, si trova anch’esso nel mirino. Trump ha giustificato le nuove barriere tariffarie con la necessità di frenare il flusso di fentanyl verso gli Stati Uniti, affermando che gli sforzi di Città del Messico non sono “sufficienti”. Il ministro dell’Economia messicano, Marcelo Ebrard, ha definito la mossa un “trattamento ingiusto”, pur confermando che sono in corso negoziati per trovare un’alternativa che protegga imprese e posti di lavoro su entrambi i lati del confine.
Blufff?
L’economista Antoine Bouët, direttore del Centro di studi previsionali e informazioni internazionali (CEPII), ha espresso scetticismo, parlando di un “colpo di bluff” di Trump, volto ad “accelerare lo scioglimento dei negoziati”. Bouët ha criticato la mossa definendola una “follia tariffaria”, specialmente sui beni primari, che rischiano di aumentare i costi di produzione per le industrie statunitensi.
Nuova Caledonia: Un Accordo Storico per il Futuro e il Nichel
Indipendentisti e lealisti siglano un patto che ridefinisce l’arcipelago, puntando al rilancio della cruciale filiera del “metallo verde”. Un’intesa vitale per l’industria francese ed europea, ma anche per la stabilità interna.
Un capitolo nuovo si apre in Nuova Caledonia, dove indipendentisti e lealisti hanno firmato oggi, sabato 12 luglio, un “accordo storico” che delinea il futuro del territorio. Il patto prevede la creazione di un “Stato di Nuova Caledonia” all’interno della Repubblica francese e l’istituzione di una nuova nazionalità caledoniana. Ma al centro di questo accordo c’è soprattutto il rilancio della filiera del nichel, una risorsa strategica messa a dura prova negli ultimi anni.
Il nichel, “oro verde” indispensabile per le batterie ricaricabili e prezioso per la sovranità industriale francese ed europea, è un minerale raro e volatile sui mercati internazionali. La Nuova Caledonia ne detiene tra il 20% e il 30% delle riserve mondiali, posizionandosi come il quarto produttore globale. Non sorprende, quindi, che questa materia prima sia la chiave di volta dell’intesa. L’accordo include un piano dedicato a rilanciare l’attività di trasformazione del nichel nella provincia del Nord, con l’obiettivo di “equilibrio del territorio” e un progetto industriale solido. Il testo facilita inoltre l’export del minerale nell’ambito di una “dottrina rinnovata”, mirando a che il nichel caledoniano sia “prioritariamente trasformato nelle fabbriche presenti sul territorio o nell’impianto offshore caledoniano”. Previsto anche un “accompagnamento tecnico e finanziario dello Stato” e la trasformazione del sistema energetico necessario per la filiera del nichel, per garantire maggiore autonomia e continuità di approvvigionamento.

Macron Istituisce il Giorno della Memoria per Dreyfus
Il 12 luglio sarà dedicato all’anniversario della riabilitazione del Capitano, simbolo della lotta contro l’antisemitismo e per la giustizia. Un monito contro l’odio in un periodo di crescente allarme.
Il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato oggi, sabato 12 luglio, l’istituzione di una giornata nazionale di commemorazione annuale per Alfred Dreyfus. D’ora in poi, ogni 12 luglio si terrà una cerimonia “per la vittoria della giustizia e della verità contro l’odio e l’antisemitismo”, ha dichiarato Macron in un comunicato. La prima celebrazione si terrà nel 2026, in occasione del 120° anniversario del riconoscimento dell’innocenza di Dreyfus da parte della più alta corte d’appello francese.
Questa decisione arriva in un momento di crescente allarme per i crimini d’odio che colpiscono gli ebrei in Francia. Il caso Dreyfus, al centro di una virulenta campagna antisemita della stampa di fine Ottocento, rimane una ferita aperta nella storia francese. Il Capitano Alfred Dreyfus, 36enne dell’Alsazia, fu accusato nell’ottobre 1894 di aver passato informazioni segrete a un addetto militare tedesco. Nonostante la mancanza di prove, fu condannato per tradimento e spedito all’infame colonia penale dell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese, e pubblicamente degradato.
Fu solo grazie all’intervento del tenente colonnello Georges Picquart, capo dei servizi segreti, che si scoprì la vera identità del colpevole, Ferdinand Walsin Esterhazy. L’affare scosse profondamente la società francese e vide l’intervento del romanziere Émile Zola con il suo celebre pamphlet “J’accuse”, in difesa di Dreyfus. La sua storia è diventata un simbolo universale della lotta per la verità e contro l’ingiustizia e il pregiudizio.
L’editoriale di Rachel

Rachel
Dreyfus Day: Davvero, Presidente? Un’Altra Festa per la Storia.
Ah, la Francia. Sempre pronta a celebrare il suo glorioso passato, soprattutto quando il presente fa un po’ pena. Non avevamo ancora digerito la notizia di un superyacht da 80.000 euro a settimana che si auto-incendia nel porto di Saint-Tropez, e il Presidente Macron ci regala un’altra perla: il 12 luglio sarà d’ora in poi il giorno annuale di commemorazione per Alfred Dreyfus. Dal 2026, si badi bene, così abbiamo tutto il tempo di prepararci psicologicamente a questa nuova, entusiasmante data nel calendario.
Che bella iniziativa, non c’è che dire. Un giorno all’anno per ricordarci che l’antisemitismo è male e la giustizia è bene. Come se non lo sapessimo già. Come se una cerimonia annuale potesse magicamente cancellare l’odio che, guarda caso, il Presidente stesso ammette essere “in crescita” nel Paese. È un po’ come dichiarare una giornata mondiale contro il lunedì mattina: un bel gesto, ma il lunedì mattina arriva comunque, puntuale e fastidioso.
Mentre l’inchiostro si asciugava sull’annuncio di questa nuova data da segnare sul calendario, nel mondo reale, i problemi continuavano a bruciare più del superyacht a Saint-Tropez. Pensionati in ansia per le loro pensioni, il fantasma dei dazi di Trump che minaccia la nostra economia, e in Nuova Caledonia si cerca di capire se il nichel ci salverà o ci affosserà. Ma no, concentriamoci sul 1894.
Non che la riabilitazione di Dreyfus non sia stata una vittoria monumentale, intendiamoci. Un faro di giustizia contro l’oscurantismo. Ma non è che ogni anno ci dimentichiamo che era innocente e dobbiamo ricordarcelo con un nastro e un discorso ufficiale, vero? È già nei libri di storia, è un simbolo. Abbiamo bisogno di un promemoria annuale? O è forse un modo elegante per dire “abbiamo fatto la nostra parte sulla memoria, ora possiamo ignorare il problema attuale”?
Forse, invece di aggiungere un’altra data al calendario delle commemorazioni, sarebbe più utile che i nostri leader si occupassero di quello che sta succedendo *oggi*. Di quella giustizia che, per molti, è ancora un miraggio. E di quell’odio che non si combatte con le cerimonie, ma con le politiche concrete e la volontà politica di affrontare le radici del problema. Ma forse sono solo io, la solita pessimista.
Pensioni, Bufera sull’Indicizzazione: “Lasciate in Pace i Pensionati!”
Un comitato di esperti propone una sotto-indicizzazione all’inflazione, scatenando l’ira dei sindacati alla vigilia del piano di risanamento di Bayrou. Il rischio di nuove disuguaglianze e il dibattito sui patrimoni tornano ad infiammare la discussione.
La proposta di un comitato di esperti di sotto-indicizzare le pensioni rispetto all’inflazione sta scatenando un’autentica bufera in Francia, proprio alla vigilia della presentazione del piano di risanamento delle finanze pubbliche da parte del Primo Ministro François Bayrou, prevista per martedì 15 luglio. “Lasciate in pace i pensionati!”, ha tuonato Frédéric Souillot, segretario generale di Force Ouvrière (FO), durante una tavola rotonda. Una reazione che non stupisce, considerando che una simile ipotesi è costata la poltrona al suo predecessore in Parlamento a dicembre.
Piuttosto che una de-indicizzazione generalizzata, il leader di FO ha aperto a una riflessione su una sotto-indicizzazione parziale, magari con soglie di reddito. “Per François Hollande si parlava di pensioni oltre i 1.850 euro, per altri oltre i 2.000”, ha spiegato, ironizzando sulla complessità tecnica spesso usata per mascherare scelte politiche. La CGT, per bocca di Denis Gravouil, ha sottolineato che una sotto-indicizzazione equivarrebbe a “una perdita di un mese di pensione ogni cinque anni”, ribadendo l’opposizione e la necessità di affrontare la questione della ridistribuzione della ricchezza, anziché aumentare le disuguaglianze.
Il sindacalista CGT ha respinto l’idea di presentare i pensionati come un blocco di privilegiati, evidenziando come molti rinuncino alle cure a causa dei costi sanitari. L’economista Michaël Zemmour ha avvertito che “il tasso di povertà dei pensionati, seppur percepito come basso, sta salendo rapidamente”, passando dall’8% all’11% in pochi anni. La CGT e altri sindacati preferirebbero una riforma fiscale che vada a prelevare maggiormente dai patrimoni e dai redditi finanziari dei pensionati più abbienti, una soluzione che secondo Zemmour colpirebbe “molto implicitamente i pensionati più agiati”.
Anche la CFDT si oppone alla de-indicizzazione, spingendo invece per l’aumento delle pensioni più basse. Non tutti però la pensano allo stesso modo: Amir Rez-Tofighi, presidente della Confederazione delle piccole e medie imprese (CPME), si è detto stanco dei discorsi sulla “protezione dei pensionati”, criticando che “tutto il rendimento della riforma delle pensioni è andato nell’indicizzazione sull’inflazione. Perché? Solo per ragioni elettorali”.
Nonostante le levate di scudi, la questione di un maggiore contributo dei pensionati al finanziamento della protezione sociale sta guadagnando terreno nel dibattito politico, tanto da essere stata inserita, invano, nel documento per il conclave sulle pensioni, che prevedeva una sotto-indicizzazione dello 0,8% nel 2026 e dello 0,4% negli anni successivi.
