Benvenuti all’appuntamento d Francia 24 per giovedì 18 settembre 2025 Il notiziario è in onda su Radio Nizza e Centrale Milano 1575 chilocicli ed è disponibile al sito francia24.com, in formato podcast e tramite l’interfaccia conversazionale basata sulla IA all’indirizzo https://www.radionizza.it/ai/
Apriamo oggi con una notizia cruciale per chi deve recarsi al lavoro in Francia. Ieri gli annunci di Ligne d’Azur a Nizza e di altre linee di trasporto nelle altre città erano stati piuttosto vaghi, parlando di “perturbazioni al traffico” e “possibili disagi”.
Ma questa mattina il quadro è drammaticamente chiaro: ingressi delle metro e dei tram sbarrati, nessun autobus in circolazione. Lo sciopero dei trasporti è totale.
Di cosa si tratta? È una protesta senza precedenti, diretta contro il governo Bayrou, un governo ormai non piu’ in carica.
Le motivazioni dello sciopero risalgono ad agosto, quando l’allora candidato primo ministro Bayrou aveva annunciato l’eliminazione di giorni di ferie e altre restrizioni, misure che il nuovo premier non ha ancora confermato. Incredibilmente, ci troviamo di fronte a uno sciopero contro un governo che, di fatto, non esiste ancora. Ecco la notizia
Sciopero generale del 18 settembre: la Francia si blinda, timori per scontri e disordini
_Previsti fino a 900.000 manifestanti, trasporti paralizzati e farmacie chiuse. Il Ministro Retailleau: “Intransigenti contro violenza e devastazioni”._
La Francia si prepara a un giovedì “nero” il 18 settembre, con uno sciopero generale che si annuncia massiccio e con pesanti ripercussioni su trasporti, scuole e servizi. Si stimano fino a 900.000 manifestanti in tutto il Paese, pronti a scendere in piazza per protestare contro le politiche del governo. Le farmacie annunciano una forte adesione, così come il settore dell’istruzione. A Parigi, la situazione è particolarmente tesa: il prefetto di polizia ha espresso “grande preoccupazione” per la prevista presenza di numerosi manifestanti radicali nella capitale, e si temono scontri. Il Ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, ha avvertito che il governo sarà “intransigente” in caso di violenze o devastazioni, annunciando lo schieramento di 80.000 forze dell’ordine, veicoli blindati, carri armatie droni per il mantenimento dell’ordine pubblico. Già dalle prime ore della mattinata, si registrano blocchi e tafferugli nei pressi dei depositi RATP.
E su questa notizia il commento di Rachel

L’editoriale di Rachel
Giovedì nero: la Francia in sciopero, un’orchestra contro il vuoto con il PIL a far da metronomo
E così eccoci al tanto atteso “giovedì nero”, una giornata che passerà alla storia non tanto per la sua efficacia rivoluzionaria, quanto per una sublime ironia che sfiora il ridicolo. Perché, ammettetelo, c’è qualcosa di profondamente, irresistibilmente grottesco nell’orchestrare uno sciopero generale di tale portata contro un governo che, a conti fatti, è già decaduto, un’entità politica la cui influenza è ormai un soffio nel vento. È un po’ come scagliare frecce contro un bersaglio che non c’è più, un’ardente dimostrazione di forza diretta verso il nulla, una pantomima politica che meriterebbe il palcoscenico del Grand Guignol.
E il risultato di questa eroica battaglia contro i mulini a vento? Ah, un calo stimato dello **0.3% del PIL**. Lasciatemi ripetere, lo zero virgola tre percento del Prodotto Interno Lordo. Una cifra che, per chiunque abbia un briciolo di pragmatismo economico o, semplicemente, la capacità di sommare due e due, suona come una melodia stonata in un periodo in cui ogni punto percentuale conta come l’oro. Un colpo maestro, non al cuore del potere, ma dritto nelle tasche di cittadini e imprese, un autogol spettacolare che meriterebbe un premio per la miopia tattica.
I trasporti paralizzati, le farmacie con le serrande abbassate, le scuole in silenzio: un sacrificio collettivo, sì, ma per cosa? Per protestare contro un’assenza, per sanzionare chi non è più seduto al banco degli imputati? È la perfetta illustrazione di come un’energia mal indirizzata possa trasformarsi in pura autodistruzione. Invece di incanalare la frustrazione verso un obiettivo concreto, si preferisce bruciare le navi di una già fragile ripartenza economica. Bel risultato, davvero. Un capolavoro di autodistruzione civica e finanziaria. Complimenti vivissimi, la Francia ringrazia per questo ennesimo gesto di solidarietà… contro se stessa.

Koan del giorno:
Un giornalista chiese a Rachel: “Se il governo è caduto, contro chi si sciopera in questo giovedì nero?”
“Contro il proprio portafoglio,” rispose Rachel. “E contro lo 0.3% del PIL.”
“Ma non è forse la protesta, anche senza bersaglio, una forma di espressione?”
“Quando la mano colpisce l’aria, solo la mano si fa male,” replicò Rachel. “E l’aria non ricorda.”
Lecornu, solo appunti e niente linee guida
Parigi si interroga sulla composizione del nuovo governo guidato da Sébastien Lecornu, ma le aspettative sono di una sostanziale continuità con l’esecutivo precedente. Le analisi politiche suggeriscono che non ci saranno grandi stravolgimenti, consolidando l’orientamento già tracciato. Il premier incaricato, intanto, ha già inviato una lettera a tutti i sindaci di Francia, promettendo “un più giusto riconoscimento” per gli eletti locali, un gesto che mira a rafforzare il legame tra il centro e le periferie in un momento di crescente tensione sociale e politica.
Intanto tutti i politici che hanno già parlato con Lecornu si dichiarano sconcertati: pare che il nostro non parli proprio, limitandosi a prendere appunti su un quaderno a quadretti. Nessuna linea di massima, nessun progetto: c’e’ da temere il peggio.
Gaza, l’esodo continua: “Abbiamo perso tutto”, il dramma dei civili sotto le bombe
La Striscia di Gaza è nuovamente teatro di un drammatico esodo. Le operazioni israeliane stanno costringendo centinaia di migliaia di palestinesi a fuggire verso il sud, lasciando dietro di sé case distrutte e una vita azzerata. “Non abbiamo più nulla da portare via, abbiamo perso tutto”, testimoniano gli abitanti, il cui destino è appeso a un filo. La crisi umanitaria si aggrava di ora in ora, con le Nazioni Unite che denunciano la scarsità degli aiuti. Nel frattempo, Amnesty International ha lanciato un accorato appello, chiedendo a Stati e imprese di cessare ogni forma di sostegno a quello che definisce un “sistema di apartheid” e “genocidio” in atto nella regione. Le immagini provenienti da Gaza mostrano una popolazione stremata, in fuga sotto i bombardamenti.
La Fed taglia i tassi d’interesse: una mossa attesa, ma non quanto sperava Trump
Dopo mesi di attesa e le non velate pressioni dell’ex presidente Donald Trump, la Federal Reserve americana ha annunciato il primo taglio dei tassi d’interesse del 2025, riducendoli di un quarto di punto. La mossa era largamente attesa dai mercati, sebbene Trump avesse auspicato un intervento ben più incisivo, arrivando a definire il presidente della Fed, Jerome Powell, “troppo tardi” per le sue decisioni. La banca centrale ha giustificato la decisione con l’esigenza di stimolare l’economia, pur mantenendo una cautela sulla sostenibilità del mercato del lavoro. Un taglio “minore” rispetto alle aspettative più aggressive, che evidenzia la delicata arte di bilanciare le esigenze economiche con le pressioni politiche.
Visita di Stato di Trump nel Regno Unito: tra sfarzo, proteste e ombre sul passato
Donald Trump è arrivato nel Regno Unito per una visita di Stato, accolto con tutti gli onori da Re Carlo III al Castello di Windsor. La giornata è stata un mix di sfarzo regale e forti contestazioni. Mentre il protocollo prevedeva cerimonie e banchetti di gala, migliaia di manifestanti si sono riversati nelle strade di Londra, organizzando marce e “carnevali di resistenza” contro la sua presenza. Alcuni hanno persino proiettato immagini di Trump e Jeffrey Epstein sulle mura del Castello di Windsor, un gesto provocatorio che ha portato all’arresto di quattro persone e ha riacceso le discussioni sul passato dell’ex presidente. La visita, definita da Trump “uno dei più grandi onori” della sua vita, ha evidenziato le profonde divisioni che la sua figura continua a generare, anche al di fuori dei confini americani.
Meta svela i suoi nuovi occhiali smart con intelligenza artificiale: una nuova era per la realtà mista?
Meta, il gigante guidato da Mark Zuckerberg, ha presentato la sua ultima frontiera tecnologica: una nuova gamma di occhiali smart potenziati dall’intelligenza artificiale. L’azienda promette una nuova esperienza immersiva nella realtà mista, con funzionalità avanzate che mirano a integrare il digitale con il mondo fisico. L’annuncio, avvenuto durante l’annuale conferenza “Meta Connect”, ha generato grande interesse nel settore tech, ma anche riacceso le consuete discussioni sull’impatto dei prodotti Meta, in particolare sui bambini. Mentre l’azienda cerca di spingere i confini dell’innovazione, la società resta divisa tra l’entusiasmo per le nuove tecnologie e le preoccupazioni etiche e sociali che queste portano con sé.
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