il direttore dell’informazione di France Télévisions si giustifica in parlamento, eliminazione dell’OM dalla Champions League all’ultimo minuto. In politica, il Senato ha respinto la legge sull’aiuto a morire, mentre l’Assemblea ha abolito il “dovere coniugale”. Sul fronte economico, LVMH crolla in Borsa e si riducono i tagli alla scuola.
Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per giovedì 29 gennaio 2026, in streaming, podcasting tramite chatbot IA su Francia24.com e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza sono Marco Hugo Barsotti
Léa Salamé al «20 heures»: il direttore dell’informazione di France Télévisions giustifica la sua scelta davanti alla Commissione d’inchiesta sull’audiovisivo pubblico
Ascoltato mercoledì 28 gennaio dai deputati, Alexandre Kara, direttore dell’informazione di France Télévisions, ha difeso fermamente la decisione di nominare la giornalista Léa Salamé alla conduzione del telegiornale serale di France 2, dichiarando: «Oggi mi rifiuto di privare i francesi di una giornalista così talentuosa».
Per chi non lo sapesse è il caso di ricordare come il TG di France 2 è in realtà l’equivalente del TG1 italiano: nel senso che la seconda rete francese è la prima pubblica. Infatti TF1, storicamente alla posizione 1 del telecomando, è stata privatizzata e fa parte del gruppo Bouygues. Dunque il conduttore del TG delle venti del secondo canale è un personaggio di una certa importanza, qui in Francia,
L’audizione dei responsabili dell’informazione di France Télévisions aveva già superato le due ore quando il relatore Charles Alloncle (Union des droites pour la République) ha «aperto» un «segmento molto atteso». Il deputato ha sollevato la questione cruciale: «France Télévisions ha scelto per incarnare il suo principale appuntamento informativo, il TG delle 20, una giornalista il cui compagno non è altri che Raphaël Glucksmann, probabile candidato a rappresentare il Partito socialista alle prossime elezioni presidenziali».
Interrogato sulla «pertinenza di questa scelta», Alexandre Kara, che lascerà la sua posizione a Philippe Corbé tra pochi giorni, si è giustificato affermando: «Non ci sono centinaia di Léa Salamé». Imperturbabile e metodico, Kara ha elogiato la carriera della presentatrice, ha fatto valere i suoi buoni indici di ascolto e ha ricordato che la candidatura dell’eurodeputato Glucksmann non è ancora stata ufficializzata. Ha aggiunto che, se si concretizzasse, «le regole deontologiche verrebbero applicate».
Una ventina di minuti dopo, Kara ha concluso in tono quasi solenne: «Oggi mi rifiuto di privare i francesi, di privare il telegiornale delle 20, di una giornalista così talentuosa». Léa Salamé sarà chiamata a sua volta a convincere i deputati del suo senso di etica professionale durante la propria audizione, prevista per lunedì 2 febbraio.
La nomina della giornalista Léa Salamé al notiziario serale di France 2 ha sollevato polemiche per la relazione che intercorre tra lei e Raphaël Glucksmann, probabile candidato socialista alle elezioni presidenziali, generando un dibattito sull’imparzialità dei media pubblici francesi.
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Léa Salamé
Ma chi e’ Léa Salamé?
Léa Salamé (nata Hala Léa Salamé nel 1979 a Beirut) è una giornalista franco-libanese tra le più note e influenti della televisione francese. Figlia di Ghassan Salamé, ex ministro della Cultura libanese e accademico di rilievo internazionale, è cresciuta tra il Libano e la Francia, dove ha costruito una brillante carriera nel giornalismo politico.
Dopo aver iniziato in radio e televisione, Salamé ha condotto per anni il mattinale di France Inter, uno dei programmi radiofonici più ascoltati di Francia, e dal 2025 conduce il telegiornale delle 20:00 su France 2, uno dei format più prestigiosi del servizio pubblico francese. Il suo stile diretto e incisivo l’ha resa una figura centrale nel dibattito politico d’Oltralpe, spesso chiamata a moderare dibattiti presidenziali e intervistare leader nazionali e internazionali.
Ciò che rende controversa la sua posizione è soprattutto la sua relazione di lunga data (oltre dieci anni) con Raphaël Glucksmann, eurodeputato socialista, leader del movimento di centrosinistra Place Publique e potenziale candidato alle presidenziali francesi del 2027. La coppia ha un figlio e rappresenta una sorta di “power couple” mediatico-politico.
Il problema sollevato da critici, sindacati giornalistici e alcuni politici (tra cui ex colleghi come Aymeric Caron) è il potenziale conflitto d’interessi: come può una giornalista del servizio pubblico intervistare leader politici in modo imparziale quando il suo compagno è un esponente politico in ascesa, critico verso Macron e possibile futuro presidente? In Francia, dove il confine tra giornalismo e politica è già stato oggetto di dibattito in passato (come nel caso di Anne Sinclair e Dominique Strauss-Kahn negli anni ’90), questa situazione è percepita da alcuni come una minaccia all’indipendenza dell’informazione pubblica.
Salamé ha sempre difeso la propria professionalità, sottolineando di essersi già autosospesa da coperture sensibili durante le campagne elettorali del compagno e promettendo di fare lo stesso in caso di candidatura ufficiale nel 2027. Glucksmann, dal canto suo, ha dichiarato: «Lei è lei, io sono io». Tuttavia, la sua nomina al telegiornale di punta di France 2 ha riacceso le polemiche, con accuse di scarsa trasparenza e domande sulla reale separazione tra vita privata e ruolo pubblico.
In sintesi, la “scelta” controversa di Léa Salamé è quella di continuare a occupare posizioni di grandissimo rilievo giornalistico nonostante la vicinanza a un leader politico di primo piano, in un contesto in cui molti ritengono che ciò possa compromettere – o almeno apparire di compromettere – l’imparzialità del servizio pubblico.

Editoriale di Rachel – Talento unico o conflitto inevitabile? La difesa di Kara sa di déjà-vu
Eccoci di nuovo, cari lettori, a commentare l’ennesima audizione che sembra scritta da una sceneggiatura francese: un direttore uscente che si barrica dietro il talento di una giornalista per giustificare una scelta che puzza di conflitto d’interessi a chilometri di distanza. Alexandre Kara, prima di passare il testimone a Philippe Corbé, ha pronunciato la frase che rimarrà negli annali della difesa d’ufficio: «Oggi mi rifiuto di privare i francesi di una giornalista così talentuosa». Come se il talento fosse una specie protetta e la deontologia un optional.
Non fraintendetemi: Léa Salamé è brava, preparata, incisiva. Lo sappiamo tutti. Ha condotto mattinali radiofonici con piglio deciso, ha moderato dibattiti presidenziali, ha fatto ascolti che molti invidierebbero. Ma quando il compagno è Raphaël Glucksmann – eurodeputato, leader di Place Publique, probabile candidato socialista alle presidenziali 2027 – e lei diventa la faccia del telegiornale delle 20 su France 2, il servizio pubblico più seguito di Francia, allora il “talento unico” non basta più a tappare la bocca alle domande scomode.
Kara lo sa, e infatti tira fuori l’argomento salvagente: «Non ci sono centinaia di Léa Salamé». Traduzione: o lei o il nulla. Come se in un paese con migliaia di giornalisti competenti non si potesse trovare un’alternativa che non porti in dote un potenziale conflitto di interessi grande come una casa. E poi la ciliegina: «Se Glucksmann si candiderà ufficialmente, applicheremo le regole deontologiche». Cioè: aspettiamo che il problema diventi ufficiale per fingere di risolverlo. Geniale.
Intanto la polemica monta, i sindacati mugugnano, alcuni ex colleghi alzano il sopracciglio, e la domanda resta lì, semplice e brutale: in un’epoca in cui la fiducia nei media pubblici è già fragile, perché rischiare di dare l’impressione che l’informazione sia un affare di famiglia allargata? Perché scegliere proprio il momento in cui il compagno potrebbe diventare candidato per metterla al timone del TG più importante? Coincidenza? Forse. Ma in Francia le coincidenze, quando riguardano potere e visibilità, tendono a sembrare calcolate con il righello.
E mentre Kara si congeda con il tono solenne di chi ha salvato la patria dall’anonimato giornalistico, ci chiediamo: il vero talento non sarebbe forse trovare una soluzione che non costringa a scegliere tra competenza e imparzialità? Oppure, più semplicemente, ammettere che certe scelte non sono neutre solo perché le si difendono con passione.
La credibilità del servizio pubblico non si misura in share, ma in fiducia. E quella, purtroppo, non si difende con un «mi rifiuto di privare i francesi». Si guadagna evitando di metterla in discussione fin dall’inizio.
Koan del giorno
Un monaco chiese a Zhaozhou: «Può una giornalista tenere il microfono dritto se il suo compagno è un candidato che vola sopra la testa di tutti?»
E Zhaozhou: «Sì, purché il microfono sia fatto di nuvole e lei lo tenga con i piedi.»
Il monaco insistette: «Ma quando intervisterà gli avversari, il cuore non si trasformerà in un uccello che becca gli occhi della telecamera?»
Zhaozhou rispose: «Il cuore è già un uccello. Il problema è che ha imparato a cantare solo le canzoni del compagno, e le canta al contrario, con la musica che esce dalle orecchie.»
Un altro monaco, che fino a quel momento era rimasto nascosto dietro uno schermo spento, chiese a Zhaozhou: «Allora l’imparzialità esiste solo quando il televisore è spento?»
«No. Esiste quando il televisore è acceso, ma dentro ci nuota un pesce che non sa di essere bagnato. Il pesce è il pubblico, l’acqua è la fiducia, e il bagnato… è solo un sogno che nessuno ha ancora svegliato.» concluse Zhaozhou.
Ma torniamo alle notizie.
Repressione in Iran: l’Eliseo si dichiara favorevole all’inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista UE delle organizzazioni terroristiche
L’Eliseo ha comunicato, mercoledì 28 gennaio, il suo sostegno all’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran “nella lista europea delle organizzazioni terroristiche”.
Il braccio armato ideologico della Repubblica Islamica è accusato dalle organizzazioni per i diritti umani di aver orchestrato la sanguinosa repressione del vasto movimento di protesta che scuote il Paese. L’Iran, da parte sua, ha messo in guardia da “conseguenze distruttive” qualora l’Unione Europea decidesse di procedere con l’inserimento.
L’Italia proporrà giovedì agli altri Paesi membri dell’Unione Europea di aggiungere l’IRGC a questa lista. Jean-Noël Barrot, il Ministro degli Affari Esteri francese, ha promesso su X (ex Twitter): “Insieme ai nostri partner europei, prenderemo domani a Bruxelles sanzioni contro i responsabili di questi abusi. L’accesso al territorio europeo sarà loro interdetto e i loro beni saranno congelati.”
“Non può esserci impunità. L’insostenibile repressione della pacifica rivolta del popolo iraniano non può rimanere senza risposta,” ha aggiunto Barrot.
Il Ministro ha inoltre chiesto l’immediato rilascio di tutti i prigionieri, la fine delle esecuzioni e la revoca del blocco digitale. Ha aggiunto che il regime iraniano deve “permettere alla Missione d’accertamento dei fatti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di indagare sui crimini commessi in Iran.”
Secondo un bilancio aggiornato della ONG Human Rights Activists News Agency (HRANA), con sede negli Stati Uniti, 6.221 persone sono state uccise durante il movimento di contestazione, di cui 5.858 manifestanti. L’organizzazione stima che almeno 42.324 persone siano state arrestate in una repressione che continua senza sosta.
Questo articolo fa riferimento alla posizione ufficiale della Francia, che sostiene l’iniziativa di inserire il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella lista nera del terrorismo dell’Unione Europea, a seguito della repressione delle proteste interne in Iran.
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L’UE ha tagliato il petrolio russo e lo farà per il gas, ma importa ancora 1 miliardo di euro di uranio. La Francia, che dipende dal 18% delle forniture di Mosca, blocca il divieto.
La Commissione Europea si rifiuta per il momento di fissare un calendario per il divieto delle importazioni nucleari russe. La questione è particolarmente delicata, soprattutto per la Francia, che dipende ancora per il 18% dall’uranio proveniente dalla Russia, nonostante l’Unione Europea cerchi di azzerare completamente la sua dipendenza energetica da Mosca.
Mercoledì, la Commissione non ha voluto impegnarsi su una data precisa per l’interdizione del nucleare russo, argomento di delicate negoziazioni con diversi Stati membri, in particolare la Francia.
L’obiettivo generale dell’Unione è ottenere la totale indipendenza energetica dalla Russia, privando così Mosca di fondi essenziali per finanziare la guerra in Ucraina. Gli Europei hanno già concordato un bando sul gas russo entro l’autunno 2027. Tuttavia, il calendario resta incerto per il petrolio, ancora utilizzato in Ungheria e Slovacchia, e per il settore nucleare. L’UE rimane peraltro il maggiore acquirente di gas naturale liquefatto (GNL) russo, rappresentando quasi la metà (49%) delle esportazioni totali di GNL di Mosca a dicembre 2025.
“Per quanto riguarda il nucleare, alcuni Stati membri dipendono ancora dal combustibile russo, e dobbiamo assicurarci di avere fonti alternative. Non appena questo sarà il caso, ovviamente in stretta consultazione con gli Stati membri interessati, presenterò la proposta”, ha dichiarato il Commissario europeo per l’Energia Dan Jorgensen in un’intervista alla stampa.
“Stiamo studiando le diverse possibili conseguenze se o quando smetteremo di importare combustibile nucleare russo”, ha aggiunto Jorgensen.
Egli ha sottolineato che, sebbene l’importazione di uranio dalla Russia non sia quantitativamente la più importante, pari a circa 1 miliardo di euro all’anno, “nello spirito del nostro desiderio di diventare indipendenti al 100%, anche questo deve essere fatto.”
La questione è molto sensibile per la Francia, la quale è cauta nel non voler indebolire la propria filiera nucleare.
L’organizzazione ambientalista Greenpeace ha denunciato mercoledì, in un nuovo rapporto, la continuazione del commercio nucleare tra Parigi e Mosca, a quasi quattro anni dall’invasione dell’Ucraina. L’ONG critica il fatto che né la Francia né l’UE abbiano “posto fine ai loro rapporti commerciali con Rosatom”, il colosso nucleare statale russo.
Secondo lo studio di Greenpeace, basato sull’analisi dei dati doganali francesi fino a fine settembre 2025, la Francia continua a importare uranio arricchito russo — sia sotto forma di uranio naturale arricchito che di uranio di riprocessamento ri-arricchito (URE) — pari al 18% delle sue importazioni totali.
La Francia importa la totalità dell’uranio necessario per il funzionamento del suo parco nucleare, che nel 2024 ha garantito oltre l’86% della produzione elettrica di EDF nel Paese. L’uranio naturale deve essere convertito e poi arricchito per essere trasformato in combustibile per le centrali. La Francia possiede un impianto di arricchimento a Tricastin (Drôme), gestito da Orano.
L’Unione Europea procede verso l’indipendenza energetica totale dalla Russia, ma il divieto di importazione di uranio si scontra con la resistenza di Stati membri chiave, in particolare la Francia, la cui vasta rete nucleare dipende ancora in modo significativo dalle forniture di Rosatom.
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Matignon Abbandona l’Obiettivo di 4 Miliardi di Euro di Risparmi sull’Assicurazione di Disoccupazione, ma Conferma la Riforma
Matignon getta la spugna sull’obiettivo più ambizioso della riforma dell’assicurazione di disoccupazione. Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha confermato martedì, in una lettera indirizzata alle parti sociali, il ritiro del “documento di inquadramento” relativo alla futura riforma.
“Vi confermo di procedere al ritiro del documento di inquadramento dell’8 agosto 2025”, scrive Matignon nella missiva, consultata da BFM Business.
Questo documento, redatto dal governo Bayrou la scorsa estate, prevedeva inizialmente una nuova stretta sui sussidi di disoccupazione, con l’obiettivo di realizzare risparmi per 2-2,5 miliardi di euro all’anno in media tra il 2026 e il 2029, e un obiettivo “minimo di 4 miliardi di euro di risparmi a regime a partire dal 2030”. Il progetto si basava sulla modifica della durata minima di lavoro richiesta per accedere al sussidio (da 4 a 6 mesi) e sulla revisione della durata massima dell’indennizzo.
Sebbene Matignon ritiri formalmente il testo e l’obiettivo dei 4 miliardi, il gesto appare soprattutto come una tregua concessa alle parti sociali (sindacati e datori di lavoro). Lecornu ha infatti sollevato l’incertezza sul testo, ma ha immediatamente lanciato un avvertimento:
“Considerato il contesto delle finanze pubbliche e della situazione occupazionale, sebbene io scommetta sul successo della vostra negoziazione, il governo si assumerà immediatamente le sue responsabilità qualora non si giunga a un accordo entro il 25 febbraio, in vista di una riforma dell’assicurazione di disoccupazione”, ha scritto il Primo Ministro.
In attesa di un possibile accordo sindacale entro la scadenza fissata, il governo ha già convalidato due disposizioni decise lo scorso autunno: la riduzione della durata minima di lavoro per i primi richiedenti, passata da 6 a 5 mesi, e l’adeguamento del calcolo del sistema bonus-malus applicato alle aziende che ricorrono a contratti brevi.
Le parti sociali devono ora raggiungere un consenso su una loro versione della riforma, con l’esecutivo che si aspetta almeno 400 milioni di euro di risparmi (mentre il Medef, la principale confederazione padronale, ne chiede 1 miliardo). Tra i nodi da sciogliere figurano in particolare le “rotture convenzionali”, che attualmente rappresentano la principale voce di indennizzo (10 miliardi di euro su 37 miliardi versati nel 2024), e che sindacati e datori di lavoro concordano nel voler meglio inquadrare.
Si ricorda che i conti di Unédic (l’ente paritetico che gestisce l’assicurazione di disoccupazione) sono stati in attivo negli anni precedenti, con un deficit previsto nel 2025 e 2026 a causa principalmente dei prelievi effettuati dallo Stato per finanziare il proprio bilancio.
Il Governo francese ritira la controversa lettera di inquadramento che fissava obiettivi di risparmio troppo ambiziosi per la riforma dell’assicurazione di disoccupazione, ma mette sotto pressione i sindacati e il patronato affinché trovino un accordo entro la fine di febbraio 2026.
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Rassegna Stampa francese
BFM
Champions League: l’Olympique Marsiglia eliminato all’ultima manovra, PSG e Monaco ai ripescaggi
L’Olympique Marsiglia ha visto sfumare il sogno di qualificarsi direttamente agli ottavi di finale di Champions League, venendo battuto 3 a 0 dal Club Bruges nell’ultima giornata della fase a gironi. L’eliminazione è arrivata in maniera particolarmente cruenta, con la rete del Benfica giunta in pieno recupero in un match parallelo, a determinare il destino avverso per i marsigliesi. Nonostante la sconfitta, l’amara consolazione per il calcio francese arriva dalle qualificazioni ai barrages, che vedranno impegnati il Paris Saint-Germain, detentore del titolo, e l’AS Monaco. La giornata si è rivelata una vera e propria roulette russa, con il PSG che ha pareggiato 1 a 1 contro il Newcastle, risultato sufficiente per superare il turno, mentre il Monaco ha sigillato il proprio destino con uno 0 a 0 contro la Juventus.
Le Monde
Eutanasia: il Senato respinge la legge sull’aiuto a morire, il testo torna all’Assemblea Nazionale
Il Senato ha respinto, come ampiamente previsto, la proposta di legge che mirava a introdurre il diritto all’aiuto a morire. Il testo, fortemente dibattuto e che aveva ottenuto un chiaro consenso in primavera presso l’Assemblea Nazionale, è stato bocciato dai senatori, riaccendendo il dibattito etico e politico sulla fine vita. Nonostante la bocciatura della norma sull’eutanasia, i senatori hanno approvato il provvedimento volto a rafforzare l’accesso alle cure palliative, con 307 voti favorevoli e 17 contrari. Il percorso legislativo del controverso testo non è però concluso: la proposta sarà nuovamente sottoposta all’Assemblea Nazionale per una seconda lettura a partire dal 16 febbraio.
Le Figaro
La fine del “dovere coniugale”: l’Assemblea Nazionale vota per eliminare l’obbligo sessuale tra coniugi
L’Assemblea Nazionale ha approvato a larga maggioranza una proposta di legge che sancisce formalmente la fine del concetto di “dovere coniugale” all’interno del matrimonio. Il testo, che attende ora di essere trasmesso al Senato, mira a svecchiare il Codice Civile precisando che la convivenza matrimoniale “non crea alcun obbligo per i coniugi di avere rapporti sessuali”. Questa riforma, oltre ad avere una forte valenza simbolica nel contesto della lotta contro la “cultura dello stupro” e per il rafforzamento del consenso, avrà anche conseguenze pratiche, impedendo che un divorzio per colpa possa essere fondato sul rifiuto o sull’assenza di rapporti sessuali. L’avvocato Michelle Dayan ha sottolineato che si tratta di una “portata sia simbolica che pratica” per modernizzare il diritto di famiglia.
Editoriale di Rachel – E la prossima mossa? Legiferare sull’amore?
Dunque, eccoci qui, a celebrare l’ovvio con un voto in parlamento. L’Assemblea Nazionale ha deciso, con grande fanfara, che il matrimonio “non crea alcun obbligo di avere rapporti sessuali”. Ma davvero? C’era bisogno di una legge per dichiarare che la coercizione si chiama stupro, che sia in strada o in camera da letto? È la solita, affascinante ipocrisia francese: aboliamo un concetto anacronistico e imbarazzante (il dovere coniugale, un relitto legale di secoli fa) e lo spacciamo per una rivoluzione sociale.
La realtà è che questa proposta di legge, pur simbolicamente importante per i legali, è un sintomo della nostra incapacità di affrontare i problemi di fondo senza ricorrere a bandiere ideologiche. Se il consenso è la base di ogni interazione sessuale, come la legge già prevede, allora il problema non è la formulazione arcaica del Codice Civile, ma l’applicazione del diritto penale e l’educazione culturale. Ma è più facile votare un bel titolo che affrontare il dramma profondo delle violenze. E intanto, l’ipotesi che un partner possa richiedere il divorzio per “assenza” di sesso viene scartata, ignorando che l’assenza di intimità spesso è il sintomo, non la causa, di un fallimento coniugale che la legge dovrebbe in qualche modo normare. Una vittoria per i simboli, una sconfitta per il buon senso pratico.
FranceInfo
Crans-Montana: il dipendente sopravvissuto accusa la coppia di gestione dell’incendio
Le indagini sul tragico incendio di Crans-Montana, in Svizzera, che ha devastato il bar Constellation, si fanno più tese e dirette. Gaëtan, un dipendente scampato alle fiamme, ha mosso accuse esplicite nei confronti della coppia di gestori del locale. Le sue dichiarazioni, che fanno parte delle testimonianze raccolte dalle autorità, suggeriscono gravi negligenze o responsabilità dirette nella gestione della sicurezza o nelle circostanze che hanno portato al disastro. Le autorità locali stanno ora analizzando attentamente queste testimonianze per comprendere appieno le dinamiche dell’incidente e le eventuali responsabilità penali.
FranceInfo
Incendio di Crans-Montana: aperta un’indagine penale contro un ex responsabile della sicurezza comunale
Parallelamente alle testimonianze dei sopravvissuti, la procura di Crans-Montana ha deciso di aprire un’indagine penale a carico di un ex responsabile della sicurezza del comune. Questa mossa indica un possibile allargamento dell’inchiesta oltre la gestione immediata del bar Constellation. L’attenzione si sta concentrando su possibili lacune o negligenze nelle procedure di sicurezza e prevenzione a livello amministrativo, che potrebbero aver contribuito alla tragicità dell’evento. L’obiettivo è stabilire se le normative di sicurezza antincendio siano state correttamente applicate e monitorate dalle autorità locali.
BFM Business
LVMH in forte calo a Parigi: il titolo perde il 7% dopo i risultati del settore moda e pelletteria
Giornata difficile alla Borsa di Parigi per il colosso del lusso LVMH. Il titolo ha registrato una forte caduta, perdendo circa il 7% alla chiusura, trascinando al ribasso l’intero indice CAC 40. Il motivo del crollo è da ricercarsi nei risultati finanziari annunciati, in particolare l’attività del segmento moda e pelletteria, che ha deluso le aspettative degli investitori. Nonostante LVMH abbia aperto la stagione dei risultati con la speranza che il peggio del 2025 sia ormai alle spalle, il ripiegamento delle vendite in settori chiave ha sollevato preoccupazioni sul ritmo della ripresa del lusso. L’utile netto del gruppo per il 2025 è calato del 13%, segnando una contrazione non gradita dal mercato.
Le Monde
Donald Trump ordina dispiegamenti militari che costano 500 milioni di dollari negli Stati Uniti
Secondo una stima pubblicata dal Congressional Budget Office, un organismo non partigiano del Congresso americano, i recenti dispiegamenti militari ordinati dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti avrebbero comportato costi per quasi 500 milioni di dollari. Questi dispiegamenti, spesso associati a operazioni di polizia interna o alla gestione di crisi sociali e migratorie, sollevano interrogativi non solo sull’impatto finanziario per le casse federali, ma anche sull’uso crescente delle forze armate in ruoli di ordine pubblico. L’indagine dell’ufficio contabile alimenta il dibattito sulla militarizzazione delle politiche interne promosse dall’ex presidente.
FranceInfo
Iran: l’Eliseo favorevole all’iscrizione dei Guardiani della Rivoluzione sulla lista europea delle organizzazioni terroristiche
L’Eliseo ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa di iscrivere il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana sulla lista europea delle organizzazioni terroristiche. L’annuncio arriva in un momento di forte tensione internazionale e repressione interna in Iran, e rappresenta una posizione ferma da parte della Francia. Il Ministro degli Affari Esteri, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato su X che, insieme ai partner europei, saranno adottate sanzioni contro i responsabili della repressione, inasprendo ulteriormente le relazioni diplomatiche tra Teheran e l’Unione Europea.
BFM Business
Capgemini si difende: il contratto con l’ICE non è “in corso di esecuzione”
Il colosso tecnologico Capgemini è finito sotto i riflettori a causa di un contratto con la controversa polizia americana per l’immigrazione (ICE). In una comunicazione interna indirizzata ai dipendenti, Mathieu Dougados, presidente del “Country Board” in Francia, ha confermato che l’accordo è stato effettivamente indirizzato all’azienda nel dicembre scorso, ma ha precisato che “non è attualmente in corso di esecuzione”. Questa precisazione arriva dopo settimane di polemiche e la rabbia dei sindacati e di alcuni attivisti, che accusano l’azienda di complicità con le politiche anti-immigrazione dell’ICE. I vertici della società cercano ora di minimizzare l’impegno operativo.
Le Figaro
Ospedali e cliniche private: firmato un accordo per un aumento dei salari del 2,5%
È stato finalmente raggiunto un accordo tra le organizzazioni sindacali e la Fédération de l’Hospitalisation Privée (FHP) che prevede un aumento salariale del 2,5% per il personale delle cliniche private. Questo aumento, lungamente atteso e frutto di intense negoziazioni, mira a migliorare le condizioni economiche e a riconoscere il lavoro svolto dagli operatori sanitari del settore privato. L’accordo è visto come un passo importante per tentare di colmare almeno parzialmente il divario retributivo con il settore pubblico e mitigare le tensioni sociali all’interno di un settore cruciale per la sanità nazionale.
FranceInfo
Groenland al centro delle tensioni geopolitiche: il dibattito sull’autodeterminazione danese
La Prima Ministra danese, Mette Frederiksen, ha ribadito con forza il diritto del Groenland all’autodeterminazione, in un momento in cui l’isola è diventata il fulcro di un acceso braccio di ferro geopolitico, in particolare con gli Stati Uniti. La diplomazia americana, per voce del Segretario di Stato Marco Rubio, si è detta “fiduciosa” di trovare una soluzione soddisfacente “per tutti”, cercando di stemperare le tensioni sorte dopo le ingerenze di Washington sul futuro del territorio autonomo. L’incontro tra Frederiksen e le autorità groenlandesi all’Eliseo sottolinea l’importanza strategica che la Francia e l’Europa attribuiscono a questo dossier artico.
BFM Business
Record di sequestri penali: la giustizia recupera 1,4 miliardi di euro nel 2025
Un’importante notizia sul fronte della lotta alla criminalità economica: la giustizia ha sequestrato una cifra record di 1,4 miliardi di euro a delinquenti nell’ambito di inchieste penali nel corso del 2025. Questo dato segna un incremento di quasi il 7% rispetto all’anno precedente e testimonia l’efficacia delle politiche di recupero dei beni illeciti da parte delle autorità. Il successo è attribuito al rafforzamento degli strumenti legali e operativi che permettono di colpire duramente le organizzazioni criminali e i fenomeni di riciclaggio.
Le Monde
Tagli alla scuola ridimensionati: il governo modera le soppressioni di posti nell’Educazione Nazionale
Il Ministero dell’Educazione Nazionale ha rivisto al ribasso il volume delle soppressioni di posti di insegnante previste per la prossima tornata scolastica del 2026. Invece dei 4.000 posti inizialmente annunciati, il taglio si attesterà a 3.256 unità. La moderazione del provvedimento, comunicata ai sindacati, è frutto delle pressioni politiche e sociali e di un’analisi più dettagliata delle esigenze regionali. Sebbene quasi 800 posti siano stati salvati, i sindacati lamentano che qualsiasi riduzione del personale docente in un momento di crisi educativa sia comunque insostenibile.
BFM
Inquinamento: 26 anni dopo l’Erika, ritrovati uccelli impaniati sulle spiagge del Finistère
A 26 anni dal naufragio della petroliera Erika, la costa del Finistère è stata nuovamente colpita da un evento di inquinamento marino. Una quindicina di uccelli impaniati di petrolio sono stati ritrovati sulle spiagge, rievocando il disastro ambientale di fine millennio. Le autorità stanno indagando sull’origine di questo recente inquinamento, che, sebbene di portata ridotta rispetto alla catastrofe dell’Erika, solleva ancora una volta il problema della sorveglianza marittima e del rischio di incidenti che minacciano la biodiversità costiera.
On line, su X e Mastodon, su tutti gli smart speaker e sui 1575 Khz, questa è Radio Nizza con Centrale Milano 1575 chilocicli. Linea a Milano.
Koan del giorno
Un giovane sposo chiese al maestro: “Se un matrimonio non è fondato sull’obbligo, su cosa si basa?”
Il maestro rispose: “Se un vaso è di argilla, lo chiami ‘vaso di argilla’. Se è di porcellana, lo chiami ‘vaso di porcellana’. Ma un Vaso è definito dal vuoto che contiene, non dal materiale.”
Lo sposo insistette: “Ma il Codice Civile?”
Il maestro sorrise: “Il Codice Civile è solo l’etichetta del vaso, utile per la burocrazia, inutile per la sete.”
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Meteo
Benvenuti al Meteo di Francia24 e Centrale Milano per giovedì 29 gennaio 2026, in streaming, podcasting tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz.
Francia24: L’Inverno Serio si Abbatte su Parigi e l’Île-de-France, Giovedì 29 gennaio 2026
Il Manto di Grigio su Parigi: Umidità e Temperature Sotto la Media
Parigi e l’intera regione dell’Île-de-France si svegliano sotto un clima insolitamente rigido per la media stagionale, con l’umidità che amplifica la sensazione di freddo. Secondo il bollettino stilato dall’esperto Cyril Wuest e aggiornato alle 03:45, la giornata sarà segnata da temperature che faticheranno a superare i 6 gradi. L’affidabilità della previsione è classificata come “abbastanza buona”.
Le ore notturne hanno visto un cielo sereno, con la minima registrata attorno ai 2 gradi e una percezione termica di 3 gradi. I venti sono stati deboli. La mattinata subisce un repentino peggioramento: la nebbia lascia spazio a nubi basse e a un rischio concreto di pioviggine leggera (bruina) a partire dalle ore centrali (70% di probabilità). Le massime mattutine non supereranno i 2 gradi (sensazione di 1 grado) con venti deboli da Sud-Ovest.
Il pomeriggio, sebbene con un rischio di pioggia che si attenua leggermente (65% di probabilità), sarà caratterizzato da un cielo molto nuvoloso, con rari e brevi squarci di sereno. Le temperature raggiungeranno il picco massimo di 6 gradi, con venti da Sud-Est che potranno toccare raffiche di 25 km/h. La sera e la notte saranno ancora molto nuvolose. Verso la fine della notte, è previsto un aumento del rischio di debole pioggia (80% di probabilità).
Anomalia Termica: L’Inverno Parigino Smentisce le Medie Storiche
Il clima parigino odierno si posiziona significativamente al di sotto della media storica per la terza decade di gennaio: la temperatura media prevista per oggi è di 4 gradi, ben 2 gradi inferiore alla norma storica di 6 gradi. Nonostante l’umidità e il rischio di pioviggine, i dati pluviometrici rimangono bassi, con un deficit del 20% di pioggia rispetto alla norma, confermando una tendenza generale di scarsità idrica. La giornata è dedicata a Saint Gildas; il sole sorge alle 08:22 e tramonta alle 17:44.
Milano: Nebbie Mattutine e Timidi Squarci di Sole. Massima a 10 gradi
A Milano e su gran parte della Lombardia, la giornata di giovedì 29 gennaio si presenta con i classici connotati dell’inverno padano, ma con una nota positiva dal punto di vista termico e idrico. Il bollettino di 3B Meteo, aggiornato alle 05:41, stabilisce un’affidabilità molto alta (90-95%) per le previsioni odierne.
Il mattino è iniziato con cieli nuvolosi o molto nuvolosi, complici le nubi basse e i banchi di nebbia che si sono formati durante la notte (minima sui 3 gradi). Già a partire dalle 9:00, tuttavia, si assiste a una riduzione della copertura nuvolosa e all’ingresso di schiarite più ampie. Nessuna precipitazione è attesa sul capoluogo lombardo per l’intera giornata.
Nelle ore centrali, il sole si farà strada con maggiore convinzione, portando la massima a sfiorare i 10 gradi nel primo pomeriggio, un valore leggermente superiore alla media storica del periodo (9 gradi). I venti, deboli, proverranno prevalentemente dai quadranti occidentali e meridionali (Ovest-Sudovest), con intensità non superiore a 5 km/h. La sera e la notte rimarranno poco nuvolose, mantenendo una percezione gradevole per il periodo.
La Tendenza Settimanale in Lombardia: Stabilità e Ritorno del Peggioramento
Le previsioni per il fine settimana su Milano indicano un quadro di stabilità e tempo asciutto, benché il sole non sarà l’assoluto protagonista: nubi basse e locali nebbie persisteranno, mantenendo il clima invernale ma senza eccessi termici. Le temperature minime subiranno una lieve flessione, avvicinandosi alla media stagionale. Tuttavia, come sottolinea il previsore Daniele Berlusconi, la prossima settimana si preannuncia più perturbata, con un nuovo peggioramento tra martedì 3 e mercoledì 4 febbraio.
L’editoriale meteo di Rachel
Realismo Climatologico, per Favore
E così, eccoci qui, Giovedì 29 gennaio 2026. L’apocalisse climatica ha deciso di prendersi un giorno libero. Scorrendo i titoli delle testate online ci si aspetterebbe la solita sinfonia di allarmismi: “Rischio Idrogeologico in Bretagna!”, “El Niño minaccia il Pianeta!”, “Caldo Record Annulla l’Inverno!”. Poi si guarda fuori.
Cosa ci dicono i bollettini ufficiali oggi? Che a Parigi, la capitale per eccellenza del dramma meteorologico, la colonnina di mercurio è sotto la media storica. Due gradi in meno del normale, e piove il 20% in meno del dovuto. Insomma, freddo e secco. A Milano, l’unica notizia degna di nota è che si toccano i 10 gradi, un pelo sopra la media, e non piove.
Dove sono le ondate di calore fuori stagione? Dov’è la pioggia che inonda le metropolitane parigine? Sparita. Oggi, in realtà, abbiamo l’inverno. Anzi, abbiamo un inverno un po’ troppo asciutto, se mai. Ma quando il clima si comporta “normalmente” – o persino si raffredda, smentendo la narrativa dominante del riscaldamento costante e immediato – i toni si abbassano. Si parla di “nuova perturbazione dall’Atlantico” (come se fosse un evento degno del lancio di un satellite), ma si omette il dato scomodo: è più freddo e più asciutto. Evidentemente, un po’ di sana e tradizionale aria gelida non fa abbastanza clic. Dunque, rilassiamoci. Non tutto ciò che accade in cielo è la fine del mondo. A volte, è solo Giovedì.
Il Koan meteo del Giorno
Un monaco chiese a Zhaozhou: “Se il meteo non grida più all’apocalisse, cos’è veramente il tempo oggi?”
“Una normale giornata invernale,” rispose Zhaozhou.
Il monaco, non contento, chiese: “Ma Parigi è due gradi sotto la media e Milano tocca i dieci gradi, dove sta il dramma che ci hanno promesso?”
E Zhaozhou: “Il dramma è nella mente del giornalista, non nel cielo. L’impermanenza non segue i titoli; il saggio riconosce che il freddo è solo l’assenza di caldo, non l’apocalisse.”
Chiusura.
On line, su X e Mastodon, su tutti gli smart speaker e sulle onde medie, questa è Radio Nizza con Centrale Milano 1575 chilocicli. Linea a Milano.
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