Macron criticato da tutti i fronti per la sua posizione sul Venezuela, Tutti i 40 corpi dell’incendio di Crans-Montana sono stati identificati, inclusi nove francesi, mentre la Francia continentale è paralizzata da un’improvvisa ondata di gelo. Il Venezuela resta nel caos post-cattura di Maduro e i medici liberali francesi incrociano le braccia, sfidando la minaccia di requisizione del governo.
Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per lunedì 5 gennaio 2026, in streaming, podcasting tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza sono Marco Hugo Barsotti.
«Irresponsabile», «Discepolo» di Trump: la reazione di Macron alla cattura di Maduro continua a suscitare forti critiche
Mentre Emmanuel Macron ha scelto di non condannare pubblicamente la cattura del venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze armate statunitensi, in Francia si levano diverse voci per contestare la posizione adottata dal presidente francese.
«Discepolo» di Donald Trump, «allineato con tutti e con nessuno», «irresponsabile»… Le critiche degli oppositori si sono abbattute sul presidente francese anche domenica, a seguito della sua mancata condanna della cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti.
Sebbene la maggior parte dei leader europei abbia accolto con favore la fine del regime del presidente venezuelano – un uomo autoritario, definito un «dittatore» dalla sua opposizione e da numerosi osservatori che contestano la legittimità del suo terzo mandato – il britannico Keir Starmer e il tedesco Friedrich Merz hanno entrambi ribadito la necessità di rispettare il diritto internazionale.
Non così Emmanuel Macron, che sabato ha dichiarato di «prendere atto» della fine della «dittatura di Maduro», un evento di cui il «popolo venezuelano» non può che «rallegrarsi».
Una reazione «irresponsabile»
Una reazione «cieca, incosciente delle realtà e irresponsabile», ha attaccato domenica l’ex Primo Ministro Dominique de Villepin, noto per il suo impegno contro la guerra in Iraq lanciata dagli Stati Uniti di George W. Bush nel 2003.
Il probabile candidato alle presidenziali del 2027 ritiene che il capo dello Stato stia cercando di blandire Washington per ottenerne i favori nel dossier ucraino. Secondo de Villepin, il presidente francese avrebbe quindi «preferito non reagire in modo eccessivo, temendo in un dato momento di irritare Donald Trump, rispetto alla decisione americana di intervenire a Caracas, perché ha la sensazione di dover combattere una battaglia che, per lui, è più importante, ovvero la battaglia dell’Ucraina».
L’Eliseo difende una posizione «coerente e costante»
Intervenendo su France 2, il capo della diplomazia francese Jean-Noël Barrot, che il giorno precedente aveva già usato un tono meno conciliante nei confronti della Casa Bianca rispetto all’Eliseo, ha riconosciuto che «il metodo impiegato contravviene ai principi del diritto internazionale». Ha aggiunto che «l’uso della forza è consentito dal diritto internazionale (…), ma deve essere inquadrato da regole».
Fonti vicine a Emmanuel Macron hanno dichiarato all’AFP: «La nostra posizione è coerente e costante. La sua unica bussola è il rispetto della sovranità del popolo venezuelano». Il Ministro dell’Economia, Roland Lescure, ha cercato di sintetizzare su France Inter: «La voce della Francia si esprime sia attraverso il Quai d’Orsay e Jean-Noël Barrot, che esprimono i loro dubbi sull’azione e il loro attaccamento al rispetto del diritto internazionale, sia attraverso le parole del Presidente della Repubblica (…) che guarda al futuro».
Attacchi dal RN e da LFI
Questo chiarimento non è bastato a placare l’opposizione, soprattutto perché la Casa Bianca ha rilanciato, tale e quale, il tweet del presidente francese sui suoi social network. Quest’ultimo «fa fatica a parlare della sovranità degli Stati» ed «è allineato con tutti e con nessuno», ha sferzato il vicepresidente del Rassemblement National Sébastien Chenu su CNews.
«Donald Trump rilancia il tweet del suo discepolo… Macron ha definitivamente umiliato la Francia!», ha tuonato l’eurodeputata LFI Manon Aubry.
Critiche, seppur più sommesse, sono state espresse anche all’interno della famiglia politica del presidente. Non si è dimenticato, infatti, che da quando è salito al potere, Macron non ha mai smesso di ribadire che non si doveva dare l’impressione, soprattutto al Sud globale, di applicare un doppio standard in materia geopolitica e di diritto internazionale.
«Il diritto internazionale non è una variabile di aggiustamento. È ciò che ci protegge collettivamente dal caos. La difesa delle libertà fondamentali e del diritto dei popoli all’autodeterminazione non può giustificare il ricorso alla forza», ha affermato la deputata ed ex ministra macronista Agnès Pannier-Runacher. L’eurodeputata Horizons ed ex ministra Nathalie Loiseau ha sottolineato che «imporre un ordine politico dall’esterno è contrario al diritto internazionale ed è destinato al fallimento».
Il leader della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon, che ha chiesto il ritorno di Nicolás Maduro in Venezuela, ha commentato che «si nota un certo consenso trasversale anche in Francia contro il servilismo incondizionato e irresponsabile di Macron».
Il dibattito politico in Francia si è acceso in seguito alla reazione del Presidente Macron alla cattura dell’ex leader venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze armate USA. L’assenza di una condanna esplicita per la violazione del diritto internazionale è stata interpretata dalle opposizioni e persino da alcuni esponenti della maggioranza come un atto di “irresponsabilità” e di eccessivo allineamento alla linea politica di Washington, in particolare in relazione alla figura di Donald Trump.
Fact Check by Gemini

Editoriale di Rachel – Irresponsabile o equilibrista? Il tango di Macron con Trump e il diritto internazionale
Ah, la diplomazia francese, quel delicatissimo balletto tra principi eterni e convenienze del momento! Emmanuel Macron, il nostro eterno centrista, ha deciso di “prendere atto” della cattura di Nicolás Maduro da parte delle truppe stelle e strisce, senza un briciolo di condanna per quel piccolo dettaglio chiamato “diritto internazionale”. E voilà, eccolo trasformato in un “discepolo” di Trump, un “irresponsabile” cieco alle realtà globali, secondo i suoi critici da destra, sinistra e persino dal suo stesso campo. Dominique de Villepin, l’ex premier anti-Iraq, lo accusa di blandire Washington per non irritare il grande capo nel dossier ucraino. Manon Aubry di LFI lo vede come un umiliatore della Francia, mentre Sébastien Chenu del RN lo dipinge come un allineato con tutti e nessuno. Perfino Agnès Pannier-Runacher, macronista doc, ricorda che il diritto non è una variabile da aggiustare a piacimento.
Dall’Eliseo, naturalmente, si difendono con la solita coerenza: è tutto per la sovranità del popolo venezuelano, dicono, mentre il ministro Barrot ammette che il metodo USA puzza un po’ di violazione. E Trump? Rilancia il tweet di Macron sui suoi social, come a dire “benvenuto nel club”. Qui in redazione, osservando questo spettacolo, ci chiediamo: è davvero irresponsabilità, o solo l’arte suprema del funambolo? Macron cammina su una corda tesa tra l’Occidente e il Sud globale, predicando doppi standard zero ma praticando un “forse” quando conviene. Perché, in fondo, chi ha bisogno di coerenza quando si può danzare con i dittatori caduti e i cowboy americani? La Francia, terra di diritti umani, si ritrova a fare lo slalom tra ideali e realpolitik. E noi, semplici osservatori, ci limitiamo a contare i passi falsi – sperando che non finisca in un capitombolo collettivo.

Koan del giorno
Un monaco chiese al maestro Yunmen: “Cos’è l’irresponsabilità di un leader che non condanna una violazione?”
“È come un ponte che collega due rive senza toccarne nessuna,” rispose Yunmen. “
E il monaco: Allora perché non crolla nel fiume dell’ignominia?”
“Perché è sostenuto dal vento delle alleanze mutevoli.” rispose il maestro.
Un’altra volta, un monaco chiese al maestro Yunmen: “Cos’è l’irresponsabilità di un leader che non condanna una violazione?”
E Yunmen: “È un’eco senza voce originale.”
Non contento, il monaco disse: “Tutti i leader devono parlare chiaro. Perché questo tace?”
“Per ascoltare il silenzio del potere che si allinea da solo.” concluse Yunmen.
Ma torniamo alle notizie di oggi.
Incendio a Crans-Montana: confermata la nona vittima francese, tutte le persone decedute identificate
Il Ministero degli Affari Esteri francese ha annunciato che nove cittadini francesi sono morti nell’incendio divampato nel bar “Le Constellation” durante la notte di Capodanno a Crans-Montana (Svizzera). L’annuncio, reso pubblico domenica 4 gennaio, pone fine alle incertezze relative a un disperso precedentemente menzionato. In precedenza, il portavoce del Quai d’Orsay, Pascal Confavreux, aveva parlato di otto morti e un disperso francese, confermando ora che non ci sono più cittadini francesi non rintracciati.
Il Ministero ha anche aggiunto che 23 francesi sono rimasti feriti, sei dei quali sono stati dimessi dall’ospedale.
La Polizia Cantonale del Vallese ha confermato che le operazioni di identificazione delle 40 vittime totali dell’incendio sono state completate. Tra le vittime francesi identificate dalla polizia cantonale figurano cinque uomini (di 39, 23, 20, 17 e 14 anni), due donne (di 33 e 26 anni), una franco-svizzera di 24 anni e una cittadina con tripla nazionalità (Francia/Israele/Gran Bretagna) di 15 anni.
Le autorità svizzere hanno inoltre citato tra i 16 nuovi corpi identificati tre donne svizzere (di 15 e 22 anni), due donne italiane (di 16 e 15 anni), un uomo italiano (di 16 anni), una donna portoghese (di 22 anni) e una donna belga (di 17 anni).
Diversi feriti con gravi ustioni sono stati trasferiti in ospedali in Francia, Belgio, Germania e Italia. Il Quai d’Orsay ha specificato domenica che “un ulteriore trasferimento di una persona ferita è in corso, portando il totale dei trasferimenti in Francia a 18 persone entro la fine della giornata.”
L’incendio del bar “Le Constellation” a Crans-Montana, verificatosi durante la notte di Capodanno, ha causato un totale di 40 vittime, la maggior parte delle quali sono giovani. L’inchiesta sulle cause della tragedia e sulle norme di sicurezza del locale è in corso.
Fact Check by Gemini

Come un erede Hermès sarebbe stato spogliato dei suoi 14 miliardi di euro in azioni del gioiello di famiglia
Una storia di famiglia e di grandi somme: da diversi anni, un’indagine eccezionale scuote il mondo ovattato del lusso. La causa è la presunta sparizione di quasi 13 miliardi di euro in azioni Hermès appartenenti a Nicolas Puech, erede della Maison. Quando il segreto bancario svizzero incontra le rivalità del lusso francese, la vicenda assume le sembianze di un romanzo balzachiano. In gioco: 13 miliardi di euro in azioni Hermès e una domanda che attraversa tutta questa saga giudiziaria e familiare: come si può “perdere” una delle più grandi fortune del mondo?
Una dinastia cucita a mano
Hermès non è solo un marchio; è soprattutto una famiglia. La casa fu fondata nel 1837 da Thierry Hermès, un artigiano sellaio a Parigi. Nel corso delle generazioni, il marchio si è reinventato pur mantenendo il suo DNA lussuoso e artigianale. La discendenza di Émile-Maurice Hermès si divide in tre rami principali: i Dumas, i Guerrand e i Puech. La coesione familiare è sempre stata un pilastro fondamentale, come sottolinea Stéphane Wargnier, ex responsabile della comunicazione del gruppo, il cui obiettivo principale è sempre stato “preservare la coesione familiare” e impedire che le azioni finissero nelle mani di predatori esterni.
Nicolas Puech, l’erede a parte
Nicolas Puech, nato nel 1943, è il tris-bisnipote del fondatore. Presto si allontanò dalla gestione quotidiana dell’azienda, coltivando l’amore per l’arte e un’eccentricità discreta. Condivide il suo tempo tra una fattoria vicino a Siviglia e una residenza nelle Alpi svizzere. Nonostante l’apparente modestia, la sua fortuna era colossale: alla morte della madre (1996) e della sorella (2004), Puech ereditò circa il 6% del capitale di Hermès, per un valore di circa 13 miliardi di euro. Non avendo figli, decise di lasciare questa fortuna alla sua fondazione Isocrates, creata nel 2011.
Per gestire tale patrimonio, Puech si affidò quasi totalmente a Éric Freymond, un gestore di patrimoni svizzero e avvocato, simbolo dell’élite finanziaria ginevrina. I due si incontrarono nel 1989 e Freymond divenne l’intermediario fidato di Puech, gestendo banche e relazioni. In questo contesto di fiducia totale, entrò in scena un altro noto attore del lusso: Bernard Arnault.
La risposta familiare e il mistero delle azioni
Alla fine degli anni ’90, Bernard Arnault, capo di LVMH, cercò di acquisire Hermès. Tra il 2001 e il 2002, LVMH acquistò azioni sotto la soglia legale del 5%. Nell’ottobre 2010, LVMH annunciò in modo clamoroso di detenere il 14,2% del capitale, suscitando sconcerto nella famiglia Hermès.
In risposta, la maggioranza degli eredi si unì in una holding familiare (dicembre 2010) per superare il 50% del capitale e proteggere l’azienda. Nicolas Puech scelse di non aderire alla holding, affermando di voler mantenere le sue azioni per destinarle alla fondazione Isocrates. Il suo rifiuto preoccupò i parenti, soprattutto perché le sue azioni, detenute al portatore tramite banche svizzere, sfuggivano al controllo diretto.
Il mistero si infittì nel 2015, quando Hermès smise di menzionare la partecipazione di Puech nei suoi rapporti annuali, ritenendo che non ne detenesse più l’integralità. Puech, invece, sosteneva di non aver mai ceduto i suoi titoli.
L’accusa di frode e il suicidio del gestore
La giustizia fu coinvolta in diverse procedure. Nel 2022, Nicolas Puech ruppe bruscamente con Freymond, accusandolo di frode massiva e di appropriazione indebita, e successivamente di averlo spogliato delle sue azioni a beneficio di Bernard Arnault e del gruppo LVMH. Secondo l’AFP, il danno stimato da Puech ammonta a 14,3 miliardi di euro.
Mentre la giustizia ginevrina prosciolse Freymond (giudicando le accuse “troppo vaghe”), il gestore di patrimonio fu messo sotto inchiesta in Francia. Nel luglio 2024, il caso subì un drammatico colpo di scena: Éric Freymond si suicidò vicino al suo chalet in Svizzera, portando con sé una parte della verità. I suoi avvocati dichiararono che l’uomo era stato “spezzato dalla violenza del sospetto, del tradimento e dalla durezza di un mondo senza indulgenza”.
LVMH, da parte sua, nega fermamente qualsiasi implicazione, ribadendo in un comunicato di non aver “in alcun momento sottratto azioni di Hermès International” e di non detenere “nessuna azione nascosta”. Oggi il puzzle rimane incompleto. Axel Dumas, amministratore delegato di Hermès, ha confermato: “Ho la convinzione da tempo che Nicolas Puech non abbia più le sue azioni.”
Nicolas Puech, 82 anni, si dichiara in rovina: secondo la società di consulenza FTI, la sua fortuna liquida in Svizzera ammonta oggi a soli 600.000 euro.
Questa inchiesta, che mescola eredità, alta finanza e segreto bancario svizzero, rivela le tensioni dinastiche all’interno della casa di moda Hermès e il mistero che circonda la scomparsa di una delle più grandi fortune personali d’Europa.
Fact Check by Gemini
Sébastien Lecornu annuncia la riduzione del prezzo dell’abbonamento per “tutti i contratti di fornitura di elettricità” a partire dal 1° febbraio
Il Primo Ministro ha annunciato la notizia tramite una pubblicazione postata su X (l’ex Twitter) sabato 3 gennaio.
“Il prezzo dell’abbonamento per tutti i contratti di fornitura di elettricità scenderà a partire dal 1° febbraio 2026”, ha dichiarato Sébastien Lecornu nel suo messaggio.
“540 milioni di euro vengono restituiti al potere d’acquisto dei francesi grazie a una riduzione del 25% del Contributo Tariffario di Trasporto (CTA) che è stata appena annunciata dal Ministro Roland Lescure”, ha continuato il Primo Ministro.
Una diminuzione di 10 euro all’anno per le famiglie
In media, “l’abbonamento diminuisce del 5%, ovvero 10 euro all’anno per tutte le famiglie e fino a 200 euro per alcune categorie professionali come i panettieri”, ha precisato Sébastien Lecornu.
Questa nuova misura è, secondo il Primo Ministro, “un primo passo concreto per ridurre la bolletta dell’elettricità”, ma anche per “preparare la presentazione, tra qualche settimana, del grande piano di elettrificazione degli usi, al servizio della nostra sovranità energetica”.
La riduzione del costo dell’abbonamento per l’elettricità in Francia è stata annunciata a inizio gennaio 2026 dal Primo Ministro Sébastien Lecornu e mira a restituire centinaia di milioni di euro al potere d’acquisto delle famiglie e delle imprese.
Fact Check by Gemini
La morsa del gelo paralizza la Francia: allerta arancione in 23 dipartimenti
Gelo e neve dal Poitou-Charentes all’Île-de-France. Météo-France avverte: temperature “notevoli” e disagi per i trasporti.
L’inizio della settimana è segnato in Francia da un’ondata di freddo eccezionale. Météo-France ha innalzato l’allerta al livello arancione in 23 dipartimenti, estendendosi dall’Ovest alla regione di Parigi e alla Normandia. Sono previste nevicate “a tratti significative” e temperature che localmente potranno assumere un “carattere notevole” con minime fino a -5°C nel Bassino Parigino. La circolazione stradale è compromessa, in particolare sulle autostrade principali e nelle zone costiere della Manica, dove il gelo ha creato condizioni pericolose. Le autorità raccomandano la massima prudenza e limitare gli spostamenti non essenziali.
Sciopero senza precedenti dei medici liberali: il governo minaccia la requisizione dei sanitari
A rischio la sanità pubblica per dieci giorni, il sindacato protesta contro la riforma tariffaria e la “libertà d’esercizio” compressa.
Parte oggi in Francia una mobilitazione del settore medico privato definita “mai vista”. I medici liberali hanno indetto uno sciopero di dieci giorni per protestare contro le misure del governo, in particolare quelle relative al bilancio della sicurezza sociale che, a loro dire, mette in discussione la libertà di esercizio e la sostenibilità economica. La Ministra della Salute ha subito reagito, paventando la possibilità di ricorrere a “requisizioni” in caso di servizi essenziali non garantiti. Il braccio di ferro tra le categorie e l’esecutivo si preannuncia durissimo, con il timore di forti ripercussioni sui servizi di assistenza ai cittadini.
L’editoriale di Rachel
La toppa è peggio del buco
Siamo di fronte al solito copione: prima il Governo vara riforme che “mettono in pericolo la libertà d’esercizio” (come lamentano i medici), e poi, quando la categoria si mobilita per difendersi, ecco che spunta il bazooka della “requisizione”. È l’equivalente politico di dire: “Devi lavorare alle mie condizioni, e se non lo fai ti obbligo con la forza”. Complimenti per la lungimiranza. È ovvio che la sanità non può fermarsi, ma trattare i medici come soldatini da richiamare in caserma non risolve il problema di fondo: l’attrattività e la retribuzione di una professione sempre più sotto pressione. Invece di negoziare seriamente sulle tariffe e le condizioni, si sceglie la strada della minaccia. Una mossa che non farà che inasprire gli animi e farci perdere, ancora una volta, l’occasione per una riforma seria e strutturale. Ma forse è esattamente quello che l’esecutivo cerca, per poter poi dare la colpa a chi protesta.
La Cina alza la pressione fiscale sull’e-commerce per fare cassa
Mentre il tasso di crescita rallenta, Pechino impone ai colossi della vendita online di comunicare i dati delle transazioni, facendo salire le entrate del 13%.
Di fronte a un rallentamento della crescita economica, la Cina sta stringendo i cordoni della borsa e puntando sui giganti dell’e-commerce per rimpinguare le casse statali. Pechino ha rafforzato drasticamente la pressione fiscale sui venditori online, obbligando le piattaforme (come Shein e simili) a comunicare i dati completi sulle vendite. Questa misura, volta a contrastare l’evasione fiscale, ha portato a un aumento delle entrate fiscali del 13%. Si tratta di una strategia aggressiva per ottimizzare il gettito fiscale in un momento di fragilità economica globale.
Caos nei cieli d’Europa: traffico paralizzato in Grecia per un guasto tecnico “senza precedenti”
Un problema alle frequenze radio ha costretto al blocco di partenze e arrivi, con migliaia di passeggeri bloccati in tutto il continente.
Il traffico aereo in Grecia è stato paralizzato per diverse ore a causa di un guasto tecnico “senza precedenti” che ha colpito le comunicazioni radio dei controllori di volo. Il blocco ha causato ritardi e cancellazioni a catena, lasciando a terra migliaia di passeggeri negli aeroporti greci e in tutta Europa. Le autorità hanno ripristinato progressivamente il servizio, ma l’episodio ha sollevato interrogativi sulla vulnerabilità dei sistemi di controllo del traffico aereo continentale.
Meteo
L’Ondata di Gelo Polare si Abbate sulla Francia: Neve su Parigi. Milano Resiste Asciutta ma Fredda
Benvenuti al Meteo di Francia24 e Centrale Milano per lunedì 05 gennaio 2026, in streaming, podcasting tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz.
Parigi sotto Zero: Allerta Neve e Temperature Glaciali
Parigi e l’intera Île-de-France si svegliano sotto la morsa di un’ondata di gelo artico, con temperature nettamente inferiori alla norma stagionale, circa 7 gradi sotto la media del periodo. Secondo il bollettino dell’esperto Alexis Vandevoorde, aggiornato alle 03:45, la situazione è ritenuta di buona affidabilità.
La mattinata è iniziata con un cielo da molto nuvoloso a coperto. La minima registrata è stata di -3 gradi, con una sensazione termica (windchill) che sfiora i -5 gradi a causa del vento. Non sono previste precipitazioni nelle prime ore, e l’indice UV è nullo.
Il vero peggioramento si manifesterà nel pomeriggio: il cielo rimarrà coperto e si prevedono deboli ma persistenti cadute di neve. Il rischio di nevicate è alto (80% di probabilità), con accumuli stimati di 0.5 centimetri. La massima di giornata non supererà 1 grado, con venti da Sud-Ovest fino a 20 km/h. La neve continuerà in serata, attenuandosi nelle ore notturne, lasciando un manto fresco di circa 0.6 centimetri totali. Durante la notte le temperature scenderanno nuovamente fino a -2 gradi. Nessuna allerta meteo per precipitazioni, ma l’avviso rimane per il rischio di freddo intenso e ghiaccio.
Milano e la Lombardia: Gelo Artico ma Cieli Sereni. Massime Contenute
Anche Milano e le pianure lombarde stanno affrontando il freddo intenso portato dalle correnti artiche. Tuttavia, a differenza della Capitale francese, lo scenario si mantiene asciutto e dominato da ampie schiarite, con un’affidabilità previsionale molto alta (90-95%).
Secondo le rilevazioni delle 06:54, la giornata si preannuncia fredda ma tendenzialmente soleggiata, sebbene con velature estese in mattinata. Le minime hanno toccato 1 grado (con un percepito in alcune zone di 0 gradi), mentre le massime non supereranno i 5 gradi, una condizione tipica di questi afflussi d’aria secca e continentale. Il limite delle zero termico è attestato a 511 metri, confermando l’intensità del gelo.
Per tutto il giorno, le precipitazioni sono assenti. I venti saranno deboli, provenienti principalmente da Est-Nord Est, e l’umidità, inizialmente alta, tenderà a diminuire leggermente nelle ore centrali. L’innalzamento delle velature nel pomeriggio permetterà un maggiore soleggiamento. La serata vedrà un rapido abbassamento delle temperature con l’arrivo del sereno, portando la colonnina di mercurio sotto zero (fino a 0 gradi) entro la mezzanotte.
Prospettive a 15 Giorni: Il Muro di Gelo Resiste
Il quadro meteorologico su entrambi i lati delle Alpi mostra una persistenza del freddo intenso, sebbene con dinamiche diverse. Su Parigi, dopo l’episodio nevoso di oggi, le temperature rimarranno estremamente basse per gran parte della settimana, con minime intorno allo zero o negative e massime faticosamente sopra 1-2 gradi. La stabilità tornerà solo a metà mese, ma sempre in un contesto invernale.
Per Milano, la fase di gelo secco si protrae almeno fino al prossimo weekend. Le minime notturne rimarranno costantemente negative o prossime allo zero (fino a -3 gradi verso sabato), con giornate che vedranno un alternarsi di velature e schiarite. L’assenza di precipitazioni si protrarrà, offrendo un clima rigido ma stabile. Una potenziale instabilità, con rischio di deboli nevicate o piogge miste a neve, è attesa solo tra il 13 e il 14 gennaio, in concomitanza con un lieve rialzo termico che però non sarà sufficiente a rompere definitivamente il blocco artico.
Leggiamo ora L’editoriale meteo di Rachel
Reality Check: Clima, Neve e Nevrosi Giornalistica
E siamo di nuovo qui. Il 5 gennaio 2026. Parigi è coperta di neve, Milano sta congelando. L’aria è più fredda della media stagionale, con picchi di -7 gradi sotto la norma. E cosa leggiamo sui titoli? “Crisi climatica”, “fenomeni estremi” o, nel migliore dei casi, vaghe e ansiose allusioni a quanto siamo distanti dal “normale”. Ma eccoci, cari amici del sensazionalismo: è inverno. Un inverno, per di più, che in Francia mostra condizioni che una volta avremmo chiamato semplicemente “freddo intenso”. In Italia, poi, la massa d’aria artica è così secca che ha scacciato persino la nebbia, garantendo un gelo tagliente e cieli tersi.
Ora, se le temperature fossero 10 gradi sopra la media, avremmo servizi in prima pagina con grafici apocalittici e interviste a esperti in affanno. Ma quando arriva il gelo vero, quello che fa segnare -7 gradi sotto la media a Parigi, si inciampa nel silenzio o nell’attribuzione del disagio a una generica “disregolazione”. Ci si aggrappa al riscaldamento globale anche quando nevica: perché? Semplice, la narrazione non deve vacillare. Complimenti, davvero. Il clima sarà anche imprevedibile, ma la nevrosi mediatica no: quella è costante e affannosa.
Koan del Meteo
Un monaco chiese a Zhaozhou: “Il gelo di Milano e la neve di Parigi, sono fenomeni del disordine o della stagione?”
“Sono fenomeni del disordine, e della stagione,” rispose Zhaozhou.
Il monaco, non contento, chiese “Allora perché oggi, lunedì, Parigi è sette gradi sotto la norma e Milano gode di un gelo secco e terso, in uno scenario che definiremmo ‘inverno’?”
E Zhaozhou: “Perché il saggio non si aggrappa alla media, né al panico. Riconosce la lama del vento artico senza chiamare un’apocalisse in ogni fiocco di neve.”
Chiusura.
On line, su X e Mastodon, su tutti gli smart speaker e sulle onde medie, questa è Radio Nizza con Centrale Milano 1575 chilocicli. Linea a Milano.
