Commemorazioni dell’8 maggio a Parigi con Macron all’Arco di Trionfo; Copernicus avverte che il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo della storia per il ritorno di El Niño; a Mosca il défilé del 9 maggio si terrà senza carri armati

Di Redazione Francia24
8 May 2026

 

Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per giovedì 08 maggio 2026, su Francia24.com, in podcasting, tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza Marco Hugo Barsotti, da Parigi Rachel Costa.

Francia24: giovedì 08 maggio 2026

FranceInfo –

Macron presiede le commemorazioni dell’8 maggio: 81 anni dalla Vittoria del 1945

La Francia ha celebrato oggi l’ottantadunesimo anniversario della vittoria degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Emmanuel Macron ha presieduto la cerimonia ufficiale sotto l’Arco di Trionfo a Parigi, deponendo una corona di fiori ai piedi della statua del generale de Gaulle sugli Champs-Élysées prima di raggiungere la tomba del Milite Ignoto. Il presidente ha ravvivato la fiamma commemorativa in un’atmosfera di raccoglimento e solennità, alla presenza di rappresentanti delle associazioni dei veterani, di autorità civili e militari e di numerosi cittadini di ogni età. Il programma ha incluso una rivista delle truppe con gli allievi del Politecnico e della Scuola Navale, seguita da un omaggio ai caduti per la Francia. Macron ha siglato il libro d’oro e ha rivolto un saluto alle delegazioni straniere presenti. Nel suo discorso, il presidente ha ribadito che i valori che hanno trionfato l’8 maggio 1945 — la libertà, la democrazia, il rispetto della dignità umana — devono restare i pilastri del mondo libero di fronte alle sfide del presente. Alcune stazioni della metropolitana parigiana sono rimaste chiuse per ragioni di sicurezza durante la cerimonia, con il traffico sospeso tra Kléber e Charles de Gaulle-Étoile.
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Le Monde –

Copernicus: probabile che il 2027 diventi l’anno più caldo mai registrato a causa del ritorno di El Niño

L’osservatorio climatico europeo Copernicus ha lanciato un allarme destinato a pesare sulla coscienza collettiva: il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo nella storia delle misurazioni meteorologiche, a causa del probabile ritorno del fenomeno climatico El Niño a partire dall’estate del 2026. Secondo Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, i mari del mondo si avvicinano a temperature record per il mese di maggio, e “è solo una questione di giorni prima che si registrino nuovi picchi nella temperatura superficiale degli oceani”. Le proiezioni più recenti assegnano al 2027 una probabilità dell’85% di battere il record stabilito nel 2024, con una probabilità dell’88% di superare la soglia di 1,5 gradi centigradi di riscaldamento rispetto all’era preindustriale. La probabilità di un “Super El Niño” è stimata attorno a una possibilità su quattro dalla NOAA americana e quasi una su tre dal consorzio europeo Copernicus. Un episodio di tale intensità, sommato all’effetto già in corso del cambiamento climatico, potrebbe portare a siccità devastanti in alcune regioni e a precipitazioni eccezionali in altre, con conseguenze gravi per l’agricoltura, le forniture idriche e la salute pubblica a livello globale.
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Buongiorno da Parigi, sono Rachel Costa. Vi leggo ora il mio editoriale.

Il pianeta brucia e noi programmiamo le vacanze

Ebbene sì, Copernicus — non il grande astronomo polacco, ma il sistema satellitare europeo che almeno ha il pregio di guardare la Terra invece di fissare le stelle — ci ha gentilmente informati che il 2027 potrebbe essere l’anno più caldo della storia. Non il più caldo degli ultimi dieci anni, non il più caldo del secolo: il più caldo. Di sempre. Da quando esistono misurazioni affidabili. Il tutto con una probabilità dell’85%, che nella lingua della scienza è come dire “praticamente certo” con un tocco di modestia professionale.

Ma guarda un po’. I signori di Copernicus hanno anche avuto la delicatezza di aggiungere che “è solo una questione di giorni” prima di registrare temperature record negli oceani per il mese di maggio. Come se ci stessero annunciando che tra poco pioverà e forse è il caso di prendere un ombrello. Un ombrello. Contro un pianeta che si scalda a velocità esponenziale. C’è qualcosa di quasi commovente in questo ottimismo procedurale.

Il problema, cara gente, non è El Niño. El Niño è sempre esistito. El Niño è un vecchio fenomeno naturale che torna ogni tanto a ricordarci che l’oceano Pacifico ha i suoi capricci. Il problema è che ora El Niño si muove su un pianeta già febbricitante, come una scintilla che cade non su un prato umido ma su un cumulo di paglia secca. E allora una scintilla diventa un incendio, e un incendio diventa una catastrofe, e una catastrofe diventa un’emergenza, e un’emergenza diventa un articolo sul giornale, che leggiamo tra un caffè e una notifica di Instagram, scuotendo la testa con aria pensierosa.

E invece no. La risposta politica — in Francia, in Europa, nel mondo — continua a essere quella di fissare obiettivi lontani, firmare dichiarazioni solenni e poi stanziare miliardi per settori produttivi che non hanno ancora deciso se il cambiamento climatico li riguardi davvero. Si parla di 2050, di 2040, di 2035. Ma Copernicus parla del 2027. Meno di dodici mesi. Non è un orizzonte strategico: è dopodomani.

La scienza ha fatto la sua parte. Gli scienziati hanno misurato, calcolato, modellato, avvertito. Con pazienza benedettina e una buona dose di frustrazione repressa, ci hanno consegnato i dati. Il resto, come sempre, tocca a noi. E noi, per ora, stiamo programmando le vacanze estive.

Koan del giorno
Un monaco chiese a Yunmen: “Il pianeta brucia. Come lo spegniamo?”
“Con la pioggia,” rispose Yunmen.
“E se non piove?” insistette il monaco.
“Allora con le lacrime,” disse Yunmen.
Il monaco rimase in silenzio, poi disse: “Ma le lacrime non bastano.”
Yunmen lo guardò a lungo e rispose: “Per questo ti ho detto: inizia con la pioggia.”
Ma torniamo alle notizie di oggi.

BFM –

A Mosca il défilé del 9 maggio si farà senza carri armati: i droni ucraini cambiano la parata della Vittoria

Per la prima volta dal 2007, il défilé militare del 9 maggio sulla Piazza Rossa di Mosca si svolgerà senza la tradizionale esibizione di materiale bellico pesante. La decisione, confermata dal Cremlino, è legata alla minaccia concreta rappresentata dai droni ucraini, che nelle ultime settimane hanno condotto incursioni sempre più profonde nel territorio russo, compresa la periferia della capitale. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha ammesso che “c’è senza dubbio una certa nervosità” in città, pur assicurando che il presidente Putin terrà il suo discorso rituale e che la cerimonia si svolgerà regolarmente. Numerose parate regionali in altre città russe sono state annullate per le stesse ragioni di sicurezza. Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha messo esplicitamente in guardia i leader stranieri invitati a Mosca, definendo “una strana voglia” quella di presenziare alla cerimonia, con un riferimento non velato ai rischi che potrebbero correre. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato che parteciperà comunque, nonostante le pressioni dei partner europei.
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Le Figaro –

Zelensky avverte: “Strana voglia” andare al défilé di Mosca

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inasprito il tono delle sue dichiarazioni riguardo alla partecipazione di leader stranieri alla parata del 9 maggio a Mosca. “È una strana voglia,” ha affermato Zelensky, in un messaggio rivolto implicitamente ai capi di Stato e di governo invitati dal Cremlino. L’avvertimento è arrivato mentre Kiev moltiplicava le operazioni con droni sul territorio russo, segnalando una chiara capacità di colpire obiettivi sensibili anche nelle vicinanze della capitale. Il ministero degli Esteri francese ha ribadito che nessun rappresentante di Parigi sarà presente alla cerimonia di Mosca, in linea con la posizione degli alleati NATO. La tensione attorno alla parata del 9 maggio riflette lo stato complessivo del conflitto, che entra nel suo quinto anno senza prospettive immediate di negoziato.
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FranceInfo –

Hantavirus su nave da crociera: tre morti, passeggeri europei isolati

Un focolaio di hantavirus a bordo di una nave da crociera proveniente dall’Argentina e diretta a Capo Verde ha provocato la morte di tre passeggeri europei e ha messo in stato di allerta le autorità sanitarie di diversi paesi. L’OMS ha precisato che non si tratta “né dell’inizio di un’epidemia né di una pandemia di hantavirus”, cercando di evitare il panico, ma ha confermato la gravità dei casi registrati a bordo. Secondo un epidemiologo sentito dai media francesi, i passeggeri potrebbero essere sottoposti a un periodo di isolamento di sei settimane al momento dello sbarco, mentre le autorità valutano la portata del contagio. L’hantavirus è trasmesso principalmente dai roditori e raramente si diffonde da uomo a uomo, il che rende improbabile una propagazione su larga scala. Il caso ha tuttavia riacceso il dibattito sulle misure sanitarie a bordo delle grandi navi da crociera, ambienti chiusi dove la sorveglianza epidemiologica resta complessa.
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BFM Business –

Lecornu: “Nessun soldo magico” — il governo chiude la porta ai sussidi extra

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha ribadito con fermezza che non esistono risorse finanziarie aggiuntive per far fronte alle richieste di spesa che si moltiplicano da ogni direzione. “Non ci sono soldi magici,” ha dichiarato, in una formula destinata a diventare il motto involontario di un esecutivo stretto tra la pressione dei sindacati, le aspettative dei ministri e la sorveglianza dei mercati finanziari. La posizione di Lecornu arriva mentre l’agenzia Moody’s mantiene la valutazione sovrana della Francia ad Aa3 con prospettive “negative”, pur riconoscendo come “positivi” l’accordo di bilancio raggiunto dal governo e la prospettiva di una leggera riduzione del deficit nel 2026. Il segretario generale della CFDT ha accusato il governo di “politica dello spettacolo”, puntando il dito contro le iniziative simboliche di figure come Gabriel Attal o lo stesso Lecornu, giudicate insufficienti rispetto alla profondità dei problemi strutturali dell’economia francese.
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Le Monde –

La guerra in Medio Oriente potrebbe costare 6 miliardi di euro alla Francia

Il conflitto in corso in Medio Oriente rischia di tradursi in un costo diretto di almeno sei miliardi di euro per le casse dello Stato francese, secondo una lettera inviata dal premier Lecornu ai ministri del governo. Il calcolo tiene conto dell’impatto del conflitto sui prezzi dell’energia, sulle esportazioni e sugli impegni di difesa della Francia nella regione. In uno scenario “medio”, il surplus di spesa è valutato in oltre 3,6 miliardi per l’anno in corso, portando il peso complessivo del debito nel 2026 a 64 miliardi di euro. Il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha tuttavia cercato di rassicurare i mercati, affermando che la crescita economica del paese dovrebbe proseguire nonostante le incertezze, con un PIL atteso in crescita tra lo 0,3% e lo 0,9% a seconda degli scenari. Un margine stretto, che lascia poco spazio a imprevisti.
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FranceInfo –

Il 1° maggio francese: tensioni in piazza, le piazze riempite da centinaia di migliaia di persone

Il primo maggio 2026 ha visto scendere in piazza tra i centomila e i centocinquantamila manifestanti nelle principali città francesi, secondo i dati delle autorità. Le cortei, organizzati da una coalizione di sindacati, hanno espresso una profonda inquietudine sociale: inflazione che erode il potere d’acquisto, salari fermi, precarietà crescente e un orizzonte politico percepito come sempre più lontano dai bisogni reali dei lavoratori. Alcuni cortei hanno visto episodi di tensione con le forze dell’ordine, in particolare a Parigi e Lione. Il segretario generale della CGT ha parlato di “un paese esasperato” e ha chiesto al governo di aprire un tavolo negoziale urgente sulle retribuzioni. La giornata ha rivelato una frattura crescente tra la narrazione governativa di un’economia in graduale ripresa e la percezione di chi quella ripresa non riesce ancora a vederla nella propria busta paga.
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Le Figaro –

Mélenchon candidato alle presidenziali del 2027: la sinistra si polarizza

Jean-Luc Mélenchon ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027, rilanciando la France Insoumise come forza egemone della sinistra radicale francese. La notizia ha immediatamente suscitato reazioni contrastanti: l’europarlamentare Nathalie Loiseau, di Renew Europe, ha dichiarato che “la sua elezione distruggerebbe il progetto europeo, esattamente come farebbe l’estrema destra”. Nel campo della sinistra moderata, la candidatura di Mélenchon complica ulteriormente i tentativi di costruire un’alleanza progressista capace di reggere il confronto con il centrodestra e i movimenti nazionalisti. A destra, il nome del premier Lecornu circola con insistenza come possibile candidato dell’establishment, mentre Marine Le Pen resta in attesa degli sviluppi giudiziari che potrebbero ancora condizionare la sua partecipazione alla corsa all’Eliseo.
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BFM –

Bison Futé vede rosso: traffico da incubo per il ponte dell’8 maggio

Il centro di informazione sul traffico Bison Futé ha classificato come “rosso” la circolazione sull’intera rete autostradale francese in occasione del lungo weekend dell’8 maggio, giorno festivo che quest’anno cade di venerdì creando un ponte di tre giorni molto ambito. Le previsioni indicano code particolarmente critiche sulla facciata atlantica, nella valle del Rodano e lungo la costa mediterranea, con partenze consigliate nelle prime ore del mattino o dopo le 20.00 per evitare i picchi di traffico. VINCI Autoroutes ha stimato che circa quattro milioni di vetture si immetteranno sulle strade tra giovedì sera e sabato mattina. I servizi di trasporto pubblico registrano a loro volta perturbazioni: il RER B è interrotto tra Parigi Gare du Nord e CDG Terminal 2 fino al 10 maggio, con ripercussioni sugli spostamenti da e per gli aeroporti della capitale.
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Le Monde –

I patron francesi puntano sull’internazionale: l’incertezza interna spinge verso i mercati esteri

Una ricerca recente rivela che il 56% degli imprenditori francesi ha scelto di investire prioritariamente sui mercati internazionali nel corso del 2026, rispetto al 36% che aveva fatto la stessa scelta l’anno precedente. Il dato, rilevato su un campione rappresentativo di dirigenti d’azienda, fotografa una disillusione crescente verso il mercato interno, percepito come instabile sul piano fiscale, regolatorio e politico. La tensione con le parti sociali, il dibattito permanente sulla riforma fiscale e l’incertezza legata all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027 spingono molte aziende a guardare altrove: verso gli Stati Uniti, l’Asia Meridionale e i mercati emergenti africani. Per la Francia, che ha costruito parte della sua prosperità sulle esportazioni, il segnale non è in sé allarmante — ma il tono con cui gli imprenditori spiegano la loro scelta suggerisce meno una strategia di espansione e più una fuga dalle complessità domestiche.
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FranceInfo –

Polizia francese sotto inchiesta per aver sparato su migranti vicino a Calais

Agenti della polizia francese sono stati posti sotto inchiesta per “violazione volontaria dei diritti umani” dopo aver aperto il fuoco su un’imbarcazione di migranti nelle acque vicine a Calais. L’episodio ha suscitato immediata indignazione da parte delle organizzazioni umanitarie, che denunciano da anni le condizioni in cui si svolge la sorveglianza del tratto di mare tra la Francia e il Regno Unito. Secondo i testimoni, gli agenti hanno fatto uso di armi da fuoco nel tentativo di fermare l’imbarcazione, causando feriti a bordo. Il ministero dell’Interno ha confermato l’apertura di un’inchiesta interna, precisando che le circostanze esatte dell’intervento sono ancora al vaglio degli inquirenti. Le associazioni Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto chiarezza immediata e hanno evocato una possibile violazione delle convenzioni internazionali sulla protezione dei richiedenti asilo.
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