Il forte Centrale (Colle Alto)

Custodi delle Alpi: il fascino dei forti del Colle di Tenda

Di Redazione Francia24
8 Apr 2025

Articolo di Nizza Marittima

Il Colle di Tenda, a 1.804 metri, non è solo una linea di confine tra Italia e Francia, ma un palcoscenico storico e geografico in cui si intrecciano strategie militari e audaci imprese ingegneristiche. Le riflessioni del professor G. B. Arnaudo e quelle di Limontino risuonano ancora oggi tra queste pietre.

Ascolta il podcast!

Tra storia e analisi degli scritti

Già nel 1873, il geografo torinese C. Peroglio definiva il confine franco-italiano nelle Alpi Marittime «un prodigio d’assurdità». In un articolo del 21 luglio 1888, firmato da Limontino, emerge il rimprovero verso la linea tracciata nel 1860, con la cessione di Nizza, definita «assurda da ogni punto di vista – etnografico, geografico, doganale, militare». Tali parole, incisive e cariche di ironia, evidenziano l’inadeguatezza strategica di un confine imposto senza considerare la realtà del territorio.

La reazione italiana e la fortificazione del territorio

La perdita di Nizza spinse l’Italia a reagire, benché in ritardo. Come ricorda Arnaudo, «I francesi tenevano tutte le chiavi militari delle Alpi Marittime, e noi restavamo con le mani alla cintola a loro discrezione». Fu in questo contesto che si svilupparono imponenti opere difensive: Giaura, Pernante, Colle Alto, Pepino, Margheria e Taburda divennero i mattoni di un imponente scacchiere bellico, concepito per bloccare ogni possibile incursione nemica.

Innovazione in alta quota: ingegneria e audacia

Le sfide poste dal terreno impervio portarono a soluzioni ingegneristiche straordinarie. Giuseppe Maggia, protagonista di questa impresa, orchestrò l’utilizzo di linee aeree e strade scavate nella roccia. Un passaggio dell’epoca descriveva questo sforzo come «un gioco di cavi metallici, pulegge e motori», evidenziando la creatività e la determinazione necessarie per trasportare i materiali destinati a rinforzare il confine.

Riflessioni e messaggi che attraversano i secoli

Oggi, mentre i forti del Colle di Tenda iniziano a cedere al tempo, la loro presenza continua a parlare: «le porte d’Italia sono chiuse… per ora» scrive Arnaudo, sottolineando come la storia e il territorio si siano fusi in un messaggio duraturo. I confini, infatti, «non si disegnano sulle carte, ma nelle pieghe del terreno», un concetto che trascende il passato e invita a riflettere sul senso di appartenenza e sulle cicatrici lasciate dalla storia.

Il Colle di Tenda resta un simbolo di sfida contro l’impossibile, dove ogni pietra racconta di errori, ambizioni e della continua lotta per definire un’identità nazionale. Un patrimonio che, pur mutato, conserva la forza delle parole di chi, un tempo, mise in discussione la logica di confini tracciati e di strategie militari.