NizzaMarittima: Il tunnel non diventi il confine della nostra fratellanza

Di Redazione Francia24
18 Feb 2025

«Abbiamo completato l’85% dell’impianto antincendio, la ventilazione è quasi ultimata. Anche l’impianto di illuminazione è al 75% e si arriverà presto al 100%. Tuttavia, le autorità francesi insistono per il completamento totale degli impianti prima della riapertura» ha dichiarato il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, a margine della sua visita al cantiere del tunnel del Tenda, nella giornata di lunedì 16 dicembre.

Da quale parte giace la ragione?

La questione dell’apertura del tunnel del Tenda rimane un tema di confronto tra Italia e Francia. Da un lato, l’Italia, con il tunnel che purtroppo è nelle mani di Roma, spinge per aprirlo in modalità cantiere, ignorando il completamento delle opere di sicurezza nonostante le garanzie dell’ANAS (società nazionale per la gestione delle strade). Dall’altro, la Francia, pur con la valle Roya ormai in gravi difficoltà, rifiuta la proposta italiana di apertura a senso unico alternato, limitata alle ore diurne e con la presenza di un presidio permanente di vigili del fuoco. Due posizioni contrastanti, entrambe giustificate, ma quale risponde realmente all’interesse comune?

Se consideriamo che la nuova canna del tunnel doveva aprire nel 2017, e che ad oggi, nel 2024, a causa di questo blocco, sia italiani che francesi continuano a finanziare le autostrade, emerge un paradosso inquietante. Nonostante il diritto fondamentale di muoversi liberamente attraverso la frontiera per vivere e valorizzare la nostra grande macroregione, il problema sembra essere diventato un’opportunità di guadagno per le società autostradali, che si arricchiscono sulla pelle dei cittadini, invece di proporre tariffe ridotte in un ambito di continuità territoriale. Nel frattempo, le valli Roya e Vermenagna, già devastate dalla tempesta Alex nel 2020, restano abbandonate a loro stesse, vittime di un’incuria istituzionale che le condanna a un destino di isolamento.

Cosa fanno le istituzioni italiane?

Il Piemonte, insieme ai suoi sindaci, è costretto a subire le decisioni di Roma, che detiene il potere su questo tipo di infrastrutture senza però affrontare i problemi concreti e territoriali. Roma, come abbiamo visto fino ad oggi, lascia che le difficoltà si accumulino, limitandosi a lanciare dichiarazioni ad effetto, come quella recente del ministro Salvini, che annunciava l’imminente apertura dell’opera. Le istituzioni statali, sembrano ignorare le difficoltà quotidiane dei cittadini, soprattutto quelli della Valle Vermenagna, che da anni vivono in condizioni di stenti. E con loro, soffrono anche gli abitanti della Valle Roya, che dipendono malgrado loro direttamente dalle politiche del versante italiano delle Alpi. Nel frattempo, continuano a prevalere interessi che poco hanno a che fare con le reali necessità del territorio. Ieri, infatti, il Vice Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi, si è recato al cantiere del tunnel del Tenda, dichiarando, secondo quanto riportato dai media, che “i tempi dipendono dai francesi, quando vorranno consentirci di aprire il tunnel (…) se fossimo stati in territorio italiano, l’opera sarebbe già finita”. Si tratta chiaramente di un tentativo di scaricare le responsabilità, considerando che Roma — a discapito delle regioni interessate, e con essa l’immagine dell’Italia intera — deve farsi carico del peso di anni di ritardi, scandali e processi.

E quelle francesi?

Sul nostro versante, il “No!” continuerà ad echeggiare a lungo, come un rimbombo che attraversa le nostre vallate ormai stanche di promesse mancate. La Conferenza intergovernativa Italia-Francia ha infatti bocciato l’apertura del tunnel in modalità cantiere, nonostante ANAS si fosse assunta la responsabilità di garantirne la sicurezza per un’apertura anticipata. Ancora una volta, la burocrazia e le divergenze politiche si sono rivelate più forti delle soluzioni concrete, lasciando il territorio in una paralisi insostenibile.

Come riportato dal Nice-Matin, il sindaco di Tenda, Jean-Pierre Vassallo, ha espresso senza mezzi termini il sentimento collettivo: «Questo cantiere è un fallimento totale per entrambi i nostri paesi». Parole che fotografano una realtà ormai insostenibile: la fiducia nelle istituzioni è crollata, lasciando spazio solo a delusione e rassegnazione. Le valli Roya e Vermenagna, simbolo di un territorio che lotta per non essere dimenticato, restano ancora una volta ostaggio di decisioni lontane e irresponsabili, mentre i cittadini pagano il prezzo di un isolamento che appare sempre più come una condanna.

Secondo quanto emerge dalla stampa, da questo lato delle Alpi si preferisce giocare la carta della prudenza, rimandando ogni decisione a lavori completati e a un simbolico taglio del nastro tricolore, la cui data è ancora un’incognita.

Ma questo “No” istituzionale non sarà forse il riflesso dei continui terremoti politici che scuotono il governo? Una conclusione, però, è legittima: quale futuro attende il nostro territorio, ormai da anni ostaggio dell’incapacità istituzionale? Per quanti anni ancora saremo costretti a percorrere una strada “zoppicante” in attesa della conclusione dell’allestimento della vecchia canna del tunnel, bloccata da un rimpallo di responsabilità tra i due paesi? Siamo noi maralpini, piemontesi e liguri, cittadini di serie B?

A questo punto, è meglio seguire la linea della Francia, che punta sulla prevenzioni di eventuali incidenti, o forse è meglio schierarsi con la posizione italiana, dove, come riportato da La Stampa, il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, è pronto a intraprendere azioni legali contro la Francia?

Tutto ciò rappresenta uno spettacolo desolante che, senza dubbio, non conferisce alcuna dignità alle popolazioni, in particolare quelle del Piemonte e della Liguria. In un contesto simile, il senso di fierezza – inteso come il legame di appartenenza a un paese che invece non sembra rispondere alle necessità dei suoi cittadini – diventa difficile da coltivare. Quando al governo ci sono individui incapaci di compiere azioni concrete e si limitano a lanciare dichiarazioni ad effetto, scaricando su altri le colpe di anni di malagestione, si assiste a un tentativo di rifarsi un’immagine che arriva ormai troppo tardi, quando il danno è già stato fatto.

Che la fratellanza dei due paesi non si fermi al varco del tunnel.